venerdì 3 settembre 2010

LA MIA OPPOSIZIONE ALLA DETERMINAZIONE N. 1354 DEL RESPONSABILE U.T.

FACENDO SEGUITO AL MIO INTERVENTO PRECEDENTE

La mia nota di opposizione alla Determinazione 1354 l'ho spedita tramite PEC (Posta elettronica certificata. Quella del Ministro Brunetta vah!) voglio vedere se il nostro comune è tecnologicamente avanzato.

Brunetta dice che vale come una Raccomandata con ricevuta di ritorno a gratis!

Questo il testo della mia opposizione, per i non addetti ai lavori è palloso ma per quelli dell'ambiente potrebbe essere motivo di riflessione.

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Di Benedetto Martino – via Selinunte n. 20 – 91014 – Castellammare del Golfo (TP).
AL SIGN. SINDACO DEL COMUNE DI CASTELLAMMARE DEL GOLFO


Oggetto: Opposizione alla Determinazione del Responsabile del IV settore – Reg. Gen. N. 1354 del 26/08/2010.


Il sottoscritto Ing. Di Benedetto Martino, nato a Castellammare del Golfo il 28/10/53 ed ivi residente, con studio in via Selinunte n. 20, nella qualità di libero professionista operante in questo comune e in difesa degli interessi dei propri clienti presenta opposizione alla Determinazione in oggetto per i seguenti motivi:


1- A pag. 1 della Determinazione in oggetto si afferma:

-Considerato che il decorso del termine di 120 giorni dalla presentazione dell’istanza o dalla data di integrazione della documentazione eventualmente richiesta, senza che il Comune abbia provveduto a concludere il procedimento con il rilascio o il diniego di concessione edilizia, comporta la formazione della concessione edilizia assentita per silenzio assenso;


In merito si ritiene:
- che il decorso del termine di 120 giorni, a norma del comma 5 dell’art. 2 della L.R. n. 17/94 non comporta la formazione della concessione edilizia assentita per silenzio assenso ma solo l’accoglimento della domanda ; per formarsi la Concessione Edilizia assentita occorre che il richiedente si attivi per dichiarare esplicitamente di volersi avvalere del silenzio assenso presentando la perizia di cui al comma 7 della stessa legge senza la quale il procedimento per considerare la concessione rilasciata non si perfeziona e quindi in mancanza di tale produzione documentale esiste solo un parere favorevole per silenzio assenso ma non una concessione edilizia che farebbe decorrere l’anno che determina la decadenza della stessa in mancanza della dichiarazione di apertura dei lavori. La posizione del richiedente, al decorso dei 120 giorni, sarebbe quella equiparabile a chi ha ricevuto comunicazione di parere favorevole della C.C.E. e non esiste alcuna norma che stabilisca un periodo di tempo entro il quale il richiedente debba attivarsi per il ritiro della concessione essendo questi sottoposto alla sola condizione che nel caso di variazioni normative che interessino il progetto esso debba essere nuovamente sottoposto al parere della C.C.E.

Il comma 6 della LR 17/94 recita:
“6. Il titolare della concessione edilizia assentita con le modalità di cui al comma 5 può iniziare i lavori dandone comunicazione al sindaco, previo versamento al Comune degli oneri concessori, calcolati in via provvisoria in base alla perizia di cui al comma 7, e salvo conguaglio,
sulla base delle determinazioni degli uffici comunali.”
Se ne deduce che il richiedente può e non deve iniziare i lavori e che il mancato perfezionamento della procedura prevista dal più volte citato art. 2 comporta che non si possa considerare rilasciata la concessione assentita per silenzio assenso e quindi non si possa invocarne la sua decadenza col decorso dell’anno di inattività in quanto essa non è mai nata.

2- Sempre a pag. 1 della Determinazione in oggetto si afferma:
Accertato che, a fronte di un considerevole numero di pratiche esaminate con esito favorevole sia dalla Commissione Edilizia che dall'ufficio negli anni dal 2004 al 2009, solo il 56% delle istanze sono state definite con il rilascio della concessione edilizia, a riprova del sopravvenuto disinteresse da parte dei richiedenti i quali, dopo avere attivato il procedimento di rilascio di un titolo abilitativo oneroso, non hanno ritenuto di perfezionare le pratiche attraverso la produzione dei documenti ed il pagamento degli oneri richiesti, per sopravvenute ragioni (personali, economiche, ecc.) che hanno determinato, di fatto, una “momentanea” archiviazione della pratica per un periodo anche molto lungo;

Si ritiene che:
L’accertamento può riguardare il dato oggettivo della percentuale di pareri positivi da parte della C.C.E. rispetto alle concessioni rilasciate ma non è assolutamente automatico che questo derivi da “sopravvenuto disinteresse”, ma visto le difficoltà dell’ufficio potrebbe anche derivare da procedure non attivate dallo stesso nonostante ripetuti solleciti da parte dei richiedenti e dei loro tecnici, oppure deriva dal fatto precedentemente accennato che non esiste una normativa che obblighi il cittadino a ritirare la concessione entro un lasso di tempo prestabilito. Preciso che il sottoscritto per tutte le pratiche che lo riguardano ha sempre ripetutamente richiesto il rilascio del titolo abilitativo senza ottenere risultati. Ritengo che il ” sopravvenuto disinteresse” debba essere dimostrato per ciascuna pratica anche mediante il silenzio dei richiedenti in risposta ad un avviso pubblico in quanto il cittadino ha speso somme rilevanti per presentare l’istanza.


3- a pag. 2 della Determinazione in oggetto si afferma:
Considerato che una iniziativa in tal senso può ragionevolmente incontrare il favore sia dei tecnici che dei cittadini i quali si troverebbero nelle condizioni di ricevere dall’Amministrazione la garanzia di ottenere il provvedimento esplicito entro 120 giorni dalla presentazione della nuova istanza, fermo restando ovviamente che il progetto, presentato contestualmente all’istanza, sia completo di tutta la documentazione obbligatoria prevista dal vigente regolamento edilizio oltre che, ovviamente, conforme al vigente PRG;


L’affermazione mi sembra gratuita in quanto sembra del tutto evidente, dal tenore del documento, che l’ufficio urbanistico si stia organizzando per concludere i procedimenti solo per silenzio assenso ed eventualmente per i dinieghi diminuendo drasticamente la mole di lavoro e caricando tutte le responsabilità sulle spalle del tecnico libero professionista. Tale tattica può anche essere condivisa con le opportune precisazioni ma allora rimane tempo per un doppio canale che permetta, sia pure lentamente, a chi onestamente aspetta da quattro anni di vedere concluso il suo procedimento o attraverso una eventuale necessaria integrazione documentale o attraverso la procedura del silenzio assenso senza preclusioni di date che non trovano alcuna giustificazione se non nel volere cancellare un pregresso di cui il cittadino non ha colpa alcuna. L’archiviazione troverebbe un significato solo per motivi oggettivi e specifici per ciascuna pratica. Non si vede perché ci debba essere un trattamento diverso fra cittadini che presentano la pratica oggi e quelli che l’hanno presentata quattro anni fa. Oltre il danno la beffa.


In ogni caso il parere del DRU con nota prot. N. 65407 del 14 nov. 2001 sottolinea:
-Riguardo all’ultimo quesito posto si evidenzia che, anche nel caso di decadenza della concessione edilizia – tacitamente assentita - per mancata comunicazione dell’inizio dei lavori entro un anno decorrente dal 120° giorno dalla presentazione della domanda, debba provvedersi con apposito provvedimento amministrativo, da precedersi però con la comunicazione all’interessato (ai sensi della legge regionale n. 10/91) dell’avvio del relativo procedimento.-


Non si può quindi fare un provvedimento generalizzato e avulso dal contenuto e dall’iter della pratica presentata ma deve essere motivatamente riferito a ciascuna pratica con la sua storia burocratica.


4- In merito alle altre considerazione relative al nuovo quadro normativo, si legge:
RILEVATO, pertanto, che alla data odierna risulta sostanzialmente mutato il quadro di riferimento normativo e procedimentale che disciplina l’attività edilizia nell’ambito del territorio comunale a partire dalle Norme Tecniche di Attuazione del PRG;


Il sottoscritto ritiene che la variazione del quadro normativo e procedimentale non può essere valutata in modo generalizzato ma con riferimento alla storia di ciascuna pratica. Esistono richieste che non sono interessate da alcuna variazione sostanziale che non possa essere sanata con una integrazione. L’eventuale archiviazione non può prescindere dalla storia della pratica stessa e dei diritti personali del richiedente.

Per i sopra esposti motivi il sottoscritto chiede che vengano rivisti i termini di archiviazione delle pratiche pregresse di cui ai punti 1, 2 e 3 della Determinazione n. 1354 del del 26/08/2010 che non possono essere legati alla data dell’1/4/09 indipendentemente dalla storia dei ripetuti solleciti rimasti senza riscontro da parte dell’ufficio.


Si manifesta stupore per come l’amministrazione stia tentando arrogantemente di utilizzare una norma che nasce a difesa dei diritti del cittadino in un cavillo, non senza grosse forzature, per danneggiarlo.

Si esprime preoccupazione nell’osservare in quale considerazione questa amministrazione tiene il cittadino vedendo in lui la controparte e non la persona che lo ha delegato e pagato per rendergli la vita più facile e garantire una legalità che in questa città non ha più domicilio.
Rimanendo in attesa di vostro cortese riscontro.
Castellammare del Golfo 03/09/2010
Distinti saluti
Ing. Martino Di Benedetto

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