venerdì 17 settembre 2010
LA MIA PROTESTA DI CITTADINO.
La riporto di seguito per chi non frequenta quelle zone.
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Signor Sindaco
In questo mio intervento non voglio citare articoli e commi, voglio spogliarmi della mia veste di libero professionista e rivolgermi a lei da ipotetico cittadino qualsiasi, le opposizioni legali le ho fatte in opportuna sede.
Perché vuole espropriarmi di diritti acquisiti per legge in tanti anni? Non permetta che al danno venga aggiunta la beffa.
Prima potevo organizzarmi la vita in modo più consono alle mie condizioni economiche, potevo decidere che era tempo di pensare a costruirmi una casa e quindi di rivolgermi ad un professionista per predisporre il progetto, sapevo che ci voleva del tempo fra Comune, Soprintendenza, Genio Civile ma questo faceva parte del mio programma; pagando il progettista, il geologo, il Calcolista e gli oneri concessori non è che rimaneva tanto per cominciare a costruire anche perché se ritiravo la concessione avevo solo un anno per cominciare e poi tre anni per completare le opere. Si, al Nord è normale ma da noi no. Da noi, da sempre, una casa si è costruita in tempi notevolmente più lunghi. Ma la legge non mi impediva di aspettare il tempo che mi faceva comodo per ritirare la concessione edilizia d'altronde non facevo danno a nessuno, tanto meno all’amministrazione, e al massimo rischiavo di dover ripetere l’esame della C.C.E. se nel frattempo fosse cambiata qualche norma.
Quel lasso di tempo era un polmone importante.
Lo so, non tutti vogliono allungare i tempi, ci sono quelli che hanno soldi e fretta e allora il buon governo regionale nel lontano 1994 decideva di dare una opportunità (non un obbligo) al cittadino che aveva fretta dandogli la possibilità di avvalersi del silenzio assenso; in pratica, solo nel caso in cui avesse deciso di avvalersene presentava la sua bella perizia giurata, il pagamento degli oneri concessori ed andava a costruire sotto la sua responsabilità.
Appunto, sotto la sua totale responsabilità e si sa per costruire in questo comune bisogna saper leggere le leggi nazionali, intersecate con quelle regionali, intercalate con i regolamenti locali e le norme di attuazione, farcite da centinaia di circolari, pareri DRU e sentenze di TAR e Cassazione. E allora qualche timore di dover demolire tutto dopo aver finito può venire e quindi rifletto : - perché devo avvalermi del silenzio assenso? Io voglio la sicurezza che tutti siano convinti del mio progetto, voglio una concessione rilasciata dall’amministrazione competente, aspetterò un tempo maggiore ma vado a costruire in serenità.-
Ad un tratto mi sento dire che la mia pratica è stata archiviata perché io non ho cominciato i lavori entro un anno dai 120 giorni dalla presentazione. Prima mi dite di pazientare, di essere comprensivo e poi mi si viene a dire che la mia pratica è troppo vecchia e viene archiviata senza nemmeno guardarla e con l’assurda motivazione che SI PRESUME CHE DOPO TANTO TEMPO IL CITTADINO ABBIA PERSO L’INTERESSE ALLA PRATICA!!!!
Si resta basiti di fronte a tanta mancanza di rispetto per un popolo che sperava di aver trovato il condottiero coraggioso, inflessibile e giusto per riappropriarsi della propria città e dei diritti civili.
Eppure questa possibilità mi viene ora negata. Da questo momento la stragrande maggioranza delle concessioni edilizie, in base alle disposizione emanate con la Determinazione U.T. n. 1354 e vista la solita carenza di personale, saranno rilasciate tutte con il silenzio assenso e a questo punto, in base al ragionamento riportato nella determina sopra citata, ci sarebbe un fantomatico obbligo di cominciare entro l’anno a pena di decadenza del titolo. Mi viene di fatto espropriato il diritto che avevo fino a ieri di aspettare un congruo lasso di tempo per ritirare la concessione. Nessuna norma obbliga il ritiro immediato, anzi prevede questo caso dando la precisa e scontata indicazione che nelle more del ritiro un eventuale cambiamento di norme rende necessario il riesame da parte del C.C.E.
Vedrà se non sarà così.
Io non riesco a capire perché ha voluto fare il Sindaco. Detesta i cittadini che per lei sono tutti mafiosi o collusi, non attua la trasparenza tanto sbandierata durante i comizi, non si occupa della ordinaria ingiustizia assumendo atteggiamenti da Duce con la scusa che siamo in emergenza e quindi vanno prese decisioni impopolari. Ma ha mai considerato che l’unico fine dell’amministrazione è il benessere e la protezione dei cittadini? Non ci vuole solo repressione ma questa deve essere finalizzata esclusivamente ad un ritorno di benessere sociale che continuiamo ad aspettare mentre ci sentiamo repressi e siamo prevaricati da una burocrazia che non riesce nemmeno ad amministrare se stessa.
lunedì 6 settembre 2010
LA MIA SECONDA OPPOSIZIONE ALLA DETERMINA U.T. n. 1354
La cosa veramente abberrante è che da questo momento in poi l'unico modo per avere una concessione edilizia sarà quello del silenzio assenso con l'obbligo di cominciare entro un anno e finire entro i successivi tre anni.
Il cittadino viene espropriato del suo diritto di decidere se avvalersi oppure no di questa prerogativa e non potrà più godere del beneficio di attendere a suo piacimento il momento di ritirare la concessione edilizia. Ora l'amministrazione si vuole arrogare il diritto di imporre al cittadino, senza nessun riferimento normativo, tempi di ritiro della concessione quando la legge invece gli da la possibilità di decidere della propria vita in modo più sereno ed organizzato.
Da questo momento dopo i 120 giorni passerà un anno e poi tutto cadrà nella monnezza.
Ma per quale motivo? Quale danno provoca il cittadino all'amministrazione se ha bisogno di un poco di tempo per risanare le sue economie? Quale vantaggio ricava l'amministrazione a far decadere le concessioni edilizie che il cittadino non ha chiesto di avere rilasciate?
La Democrazia prevede che venga sacrificato l'interesse del singolo quando è prevalente quello pubblico, ma io non vedo quale sia l'interesse pubblico nel dichiarare decadute le concessioni.
La legge impone soltanto al cittadino di cominciare entro l'anno dal rilascio della concessione ma prima può aspettare quanto vuole.
E QUESTO E' UN GRANDISSIMO VANTAGGIO CHE NESSUNO PUO' TOGLIERGLI.
MI RACCOMANDO CONSIGLIERI COMUNALI TUTTI, CONTINUATE A NON ESISTERE, NON FATE RUMORE ..... no gridate,.. che il bimbo dorme! (no grites que los ninos duermen)
RESISTERE, RESISTERE, RESISTERE!!!
Riporto il testo della mia seconda opposizione.
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Di Benedetto Martino – via Selinunte n. 20 – 91014 – Castellammare del Golfo (TP).
AL SIGN. SINDACO DEL COMUNE DI CASTELLAMMARE DEL GOLFO
Oggetto: Opposizione alla Determinazione del Responsabile del IV settore – Reg. Gen. N. 1354 del 26/08/2010.
Il sottoscritto Ing. Di Benedetto Martino, nato a Castellammare del Golfo il 28/10/53 ed ivi residente, con studio in via Selinunte n. 20, nella qualità di libero professionista operante in questo comune e in difesa degli interessi dei propri clienti, facendo seguito alla opposizione già presentata in data 3 sett. 2010 tramite PEC, integra la sopra detta opposizione alla Determinazione in oggetto per i seguenti motivi:
1- A pag. 1 della Determinazione in oggetto si afferma:
Considerato che il decorso del termine di 120 giorni dalla presentazione dell’istanza o dalla data di integrazione della documentazione eventualmente richiesta, senza che il Comune abbia provveduto a concludere il procedimento con il rilascio o il diniego di concessione edilizia, comporta la formazione della concessione edilizia assentita per silenzio assenso;
In merito si ritiene che il silenzio assenso non si sia mai formato e quindi non possa essere considerato decorso il termine annuale per l’inizio dei lavori per i seguenti motivi:
- il decorso del termine di 120 giorni, a norma del comma 5 dell’art. 2 della L.R. n. 17/94 deve essere dimostrato perentoriamente dal richiedente con le modalità di cui al comma 2 dello stesso articolo in quanto tale attestato è l’unico documento valido, nei confronti di terzi, per affermare il sicuro decorso del termine, il contenuto documentale, il numero di protocollo, l’oggetto della pratica edilizia e quant’altro possa identificare in modo certo la pratica stessa.
Ne consegue che le pratiche giacenti presso l’U.T. non possono essere considerate decadute, oltre che per i motivi contestati con la precedente opposizione, anche per il fatto che i richiedenti non sono mai venuto in possesso della “Certificazione di ricevimento” che gli avrebbe permesso di potere eventualmente godere del silenzio assenso.
I due commi in questione recitano:
2. L' ufficio comunale competente, all' atto della presentazione
della domanda di concessione edilizia, rilascia
una certificazione di ricevimento, comunicando
all' interessato il nome del responsabile del procedimento.
5. La domanda di concessione edilizia si intende
accolta qualora entro centoventi giorni dal ricevimento
dell' istanza, attestato con le modalità di cui al comma
2, non venga comunicato all' interessato il provvedimento
motivato di diniego.
Rimanendo in attesa di vostro cortese riscontro.
Castellammare del Golfo 06/09/2010
Distinti saluti
Ing. Martino Di Benedetto
venerdì 3 settembre 2010
LA MIA OPPOSIZIONE ALLA DETERMINAZIONE N. 1354 DEL RESPONSABILE U.T.
FACENDO SEGUITO AL MIO INTERVENTO PRECEDENTE
La mia nota di opposizione alla Determinazione 1354 l'ho spedita tramite PEC (Posta elettronica certificata. Quella del Ministro Brunetta vah!) voglio vedere se il nostro comune è tecnologicamente avanzato.
Brunetta dice che vale come una Raccomandata con ricevuta di ritorno a gratis!
Questo il testo della mia opposizione, per i non addetti ai lavori è palloso ma per quelli dell'ambiente potrebbe essere motivo di riflessione.
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Di Benedetto Martino – via Selinunte n. 20 – 91014 – Castellammare del Golfo (TP).
AL SIGN. SINDACO DEL COMUNE DI CASTELLAMMARE DEL GOLFO
Oggetto: Opposizione alla Determinazione del Responsabile del IV settore – Reg. Gen. N. 1354 del 26/08/2010.
Il sottoscritto Ing. Di Benedetto Martino, nato a Castellammare del Golfo il 28/10/53 ed ivi residente, con studio in via Selinunte n. 20, nella qualità di libero professionista operante in questo comune e in difesa degli interessi dei propri clienti presenta opposizione alla Determinazione in oggetto per i seguenti motivi:
1- A pag. 1 della Determinazione in oggetto si afferma:
-Considerato che il decorso del termine di 120 giorni dalla presentazione dell’istanza o dalla data di integrazione della documentazione eventualmente richiesta, senza che il Comune abbia provveduto a concludere il procedimento con il rilascio o il diniego di concessione edilizia, comporta la formazione della concessione edilizia assentita per silenzio assenso;
In merito si ritiene:
- che il decorso del termine di 120 giorni, a norma del comma 5 dell’art. 2 della L.R. n. 17/94 non comporta la formazione della concessione edilizia assentita per silenzio assenso ma solo l’accoglimento della domanda ; per formarsi la Concessione Edilizia assentita occorre che il richiedente si attivi per dichiarare esplicitamente di volersi avvalere del silenzio assenso presentando la perizia di cui al comma 7 della stessa legge senza la quale il procedimento per considerare la concessione rilasciata non si perfeziona e quindi in mancanza di tale produzione documentale esiste solo un parere favorevole per silenzio assenso ma non una concessione edilizia che farebbe decorrere l’anno che determina la decadenza della stessa in mancanza della dichiarazione di apertura dei lavori. La posizione del richiedente, al decorso dei 120 giorni, sarebbe quella equiparabile a chi ha ricevuto comunicazione di parere favorevole della C.C.E. e non esiste alcuna norma che stabilisca un periodo di tempo entro il quale il richiedente debba attivarsi per il ritiro della concessione essendo questi sottoposto alla sola condizione che nel caso di variazioni normative che interessino il progetto esso debba essere nuovamente sottoposto al parere della C.C.E.
Il comma 6 della LR 17/94 recita:
“6. Il titolare della concessione edilizia assentita con le modalità di cui al comma 5 può iniziare i lavori dandone comunicazione al sindaco, previo versamento al Comune degli oneri concessori, calcolati in via provvisoria in base alla perizia di cui al comma 7, e salvo conguaglio,
sulla base delle determinazioni degli uffici comunali.”
Se ne deduce che il richiedente può e non deve iniziare i lavori e che il mancato perfezionamento della procedura prevista dal più volte citato art. 2 comporta che non si possa considerare rilasciata la concessione assentita per silenzio assenso e quindi non si possa invocarne la sua decadenza col decorso dell’anno di inattività in quanto essa non è mai nata.
2- Sempre a pag. 1 della Determinazione in oggetto si afferma:
Accertato che, a fronte di un considerevole numero di pratiche esaminate con esito favorevole sia dalla Commissione Edilizia che dall'ufficio negli anni dal 2004 al 2009, solo il 56% delle istanze sono state definite con il rilascio della concessione edilizia, a riprova del sopravvenuto disinteresse da parte dei richiedenti i quali, dopo avere attivato il procedimento di rilascio di un titolo abilitativo oneroso, non hanno ritenuto di perfezionare le pratiche attraverso la produzione dei documenti ed il pagamento degli oneri richiesti, per sopravvenute ragioni (personali, economiche, ecc.) che hanno determinato, di fatto, una “momentanea” archiviazione della pratica per un periodo anche molto lungo;
Si ritiene che:
L’accertamento può riguardare il dato oggettivo della percentuale di pareri positivi da parte della C.C.E. rispetto alle concessioni rilasciate ma non è assolutamente automatico che questo derivi da “sopravvenuto disinteresse”, ma visto le difficoltà dell’ufficio potrebbe anche derivare da procedure non attivate dallo stesso nonostante ripetuti solleciti da parte dei richiedenti e dei loro tecnici, oppure deriva dal fatto precedentemente accennato che non esiste una normativa che obblighi il cittadino a ritirare la concessione entro un lasso di tempo prestabilito. Preciso che il sottoscritto per tutte le pratiche che lo riguardano ha sempre ripetutamente richiesto il rilascio del titolo abilitativo senza ottenere risultati. Ritengo che il ” sopravvenuto disinteresse” debba essere dimostrato per ciascuna pratica anche mediante il silenzio dei richiedenti in risposta ad un avviso pubblico in quanto il cittadino ha speso somme rilevanti per presentare l’istanza.
3- a pag. 2 della Determinazione in oggetto si afferma:
Considerato che una iniziativa in tal senso può ragionevolmente incontrare il favore sia dei tecnici che dei cittadini i quali si troverebbero nelle condizioni di ricevere dall’Amministrazione la garanzia di ottenere il provvedimento esplicito entro 120 giorni dalla presentazione della nuova istanza, fermo restando ovviamente che il progetto, presentato contestualmente all’istanza, sia completo di tutta la documentazione obbligatoria prevista dal vigente regolamento edilizio oltre che, ovviamente, conforme al vigente PRG;
L’affermazione mi sembra gratuita in quanto sembra del tutto evidente, dal tenore del documento, che l’ufficio urbanistico si stia organizzando per concludere i procedimenti solo per silenzio assenso ed eventualmente per i dinieghi diminuendo drasticamente la mole di lavoro e caricando tutte le responsabilità sulle spalle del tecnico libero professionista. Tale tattica può anche essere condivisa con le opportune precisazioni ma allora rimane tempo per un doppio canale che permetta, sia pure lentamente, a chi onestamente aspetta da quattro anni di vedere concluso il suo procedimento o attraverso una eventuale necessaria integrazione documentale o attraverso la procedura del silenzio assenso senza preclusioni di date che non trovano alcuna giustificazione se non nel volere cancellare un pregresso di cui il cittadino non ha colpa alcuna. L’archiviazione troverebbe un significato solo per motivi oggettivi e specifici per ciascuna pratica. Non si vede perché ci debba essere un trattamento diverso fra cittadini che presentano la pratica oggi e quelli che l’hanno presentata quattro anni fa. Oltre il danno la beffa.
In ogni caso il parere del DRU con nota prot. N. 65407 del 14 nov. 2001 sottolinea:
-Riguardo all’ultimo quesito posto si evidenzia che, anche nel caso di decadenza della concessione edilizia – tacitamente assentita - per mancata comunicazione dell’inizio dei lavori entro un anno decorrente dal 120° giorno dalla presentazione della domanda, debba provvedersi con apposito provvedimento amministrativo, da precedersi però con la comunicazione all’interessato (ai sensi della legge regionale n. 10/91) dell’avvio del relativo procedimento.-
Non si può quindi fare un provvedimento generalizzato e avulso dal contenuto e dall’iter della pratica presentata ma deve essere motivatamente riferito a ciascuna pratica con la sua storia burocratica.
4- In merito alle altre considerazione relative al nuovo quadro normativo, si legge:
RILEVATO, pertanto, che alla data odierna risulta sostanzialmente mutato il quadro di riferimento normativo e procedimentale che disciplina l’attività edilizia nell’ambito del territorio comunale a partire dalle Norme Tecniche di Attuazione del PRG;
Il sottoscritto ritiene che la variazione del quadro normativo e procedimentale non può essere valutata in modo generalizzato ma con riferimento alla storia di ciascuna pratica. Esistono richieste che non sono interessate da alcuna variazione sostanziale che non possa essere sanata con una integrazione. L’eventuale archiviazione non può prescindere dalla storia della pratica stessa e dei diritti personali del richiedente.
Per i sopra esposti motivi il sottoscritto chiede che vengano rivisti i termini di archiviazione delle pratiche pregresse di cui ai punti 1, 2 e 3 della Determinazione n. 1354 del del 26/08/2010 che non possono essere legati alla data dell’1/4/09 indipendentemente dalla storia dei ripetuti solleciti rimasti senza riscontro da parte dell’ufficio.
Si manifesta stupore per come l’amministrazione stia tentando arrogantemente di utilizzare una norma che nasce a difesa dei diritti del cittadino in un cavillo, non senza grosse forzature, per danneggiarlo.
Si esprime preoccupazione nell’osservare in quale considerazione questa amministrazione tiene il cittadino vedendo in lui la controparte e non la persona che lo ha delegato e pagato per rendergli la vita più facile e garantire una legalità che in questa città non ha più domicilio.
Rimanendo in attesa di vostro cortese riscontro.
Castellammare del Golfo 03/09/2010
Distinti saluti
Ing. Martino Di Benedetto
COSA DA NON CREDERCI!!!!
Allora direte ma dove stà l'incredibile? Ora vengo e mi spiego.
La norma sul silenzio assenso nasce come ripiego in considerazione dei lunghissimi periodi di istruttoria da parte degli uffici tecnici dei comuni. Il governo regionale per venire incontro al cittadino fissa dei termini perentori trascorsi i quali il cittadino, se vuole, effettua degli adempimenti indispensabili previsti dalla stessa legge e va a costruire a suo rischio e pericolo nel caso ci fossero delle imprecisioni o errori interpretativi della norma (Se vogliamo è un procedimento molto pericoloso per la giungla di normative non sempre chiare e al volte contraddittorie) ma in ogni caso se il cittadino e il suo tecnico se la sentono possono avvalersi dell'agevolazione.
Il perno della questione sta proprio nel fatto che questa è una agevolazione di cui il cittadino poteva avvalersi oppure no.
Cosa fa l'amministrazione? Rende obbligatorio il procedimento del silenzio assenso e rlancia con una porcheria da manuale del Menga per buttare nel cestino tutte le pratiche presentate negli anni passati e rimaste ancora inevase non per colpa del cittadino che ha comunque speso bei soldini per la presentazione della stessa.
Ecco il colpo da maestro: le pratiche presentate in passato dopo i 120 giorni previsti dalla norma si considerano (e quì stà l'interpretazione contestabile) con Concessione edilizia rilasciata quindi per legge entro un anno bisognava aprire i lavori, questo non è stato fatto e quindi tutte le concessioni si considerano decadute e le relative pratiche archiviate in un solo colpo.
Tralasciando l'aspetto strettamente legale che ho esposto nella mia opposizione scritta per come norma prevede e che metterò a disposizione di chi volesse leggerla voglio qui esaminare l'aspetto morale di questa decisione.
Dopo tutti questi anni l'amministrazione decide in modo quanto meno garibaldino che può mandare al mecero tutte le aspettative dei cittadini e dire: 1 a 0 e palla al centro senza seguire alcuna procedura legale. Il cittadino viene visto come la controparte e non come colui che ha delegato e pagato affinché gli rendessero più facile la vita.
Hanno ottenuto in un attimo due cose importanti:
- creare una nuova procedura tutta a carico del cittadino riservandosi la prerogativa di fare solo atti di diniego;
- hanno azzarato le pratiche in giacenza.
Bravi!! E allora il personale diventa esuberante e possiamo mandarne a casa una buona parte perché non si capisce cosa faranno se tutto sarà ricondottoalla sola vigilinza e repressione.
Ma visto che per le nuove pratiche non necessiterà molto tempo si poteva continuare a istruire quelle pregresse rispettando legge e rapporti umani oltre che civili.
Ma perché non riesco a fare degli interventi più concisi? Non ho il potere della sintesi. Mi taccio, ma ritornerò sull'argomento.
giovedì 5 agosto 2010
A PROPOSITO DI LIMITE!!
Se la tua rispostà è si allora non hai mai rispettato un limite di 50 e quindi non ti sei reso conto della difficoltà.
La vita la rischi proprio se tenti di andare a 50 Km/h. Seriamente, con le attuali automobili e i sistemi di frenatura odierni il limite decente è 80 Km/h. Provate, 80 è sicuramente onesto, il 50 può solo definirsi ipocrita, per la serie: (metto il limite di 50 e mi metto al sicuro, tanto poi non lo rispetta nessuno ma sono fatti loro).
Ed è così che il povero suddito ogni santa mattina rischia la patente per recarsi al lavoro e non ha scelta:
- direzione Trapani, ti aspetta il tratto di Buseto;
- direzione Alcamo, tutto il tratto di Gammara (Scampati) ha il limite di 50 e divieto assoluto di sorpasso. se trovi un trattorino a Castellammare davanti al Capannelle gli devi stare dietro fino ad Alcamo (Porta Trapani);
Ma può essere che se i limiti fossero sensati e credibili il cittadino li rispetterebbe? Io credo di si perchè le multe arriverebbero solo agli effettivi delinquenti della strada e non al nonnino che va a 56 Km/h mentre tutti gli lampeggiavano dietro e sorpassandolo lo appellano "a rincoio...!!!)
Il dubbio è atroce mettersi fra i rincoio... o rischiare multe giornaliere e patente?
Vigile, polizziotto o carabiniere, mentre flesci qualcuno perché va a 56 Km/h pensa a quando guidi tu e rifletti.
Ma tu rispetti il 50?
Non dire si,... non lo fare ...., attento che ti si allunga il naso!
lunedì 2 agosto 2010
MA DAVVERO NON C'E' UN LIMITE?!
Guardo quello che succede intorno a me e avverto una forte sensazione di nausea, smarrimento, sconforto.
Che cosa ci sta succedendo? Siamo veramente un popolo pecora?
Ma voglio credere che ancora esista un Castellammarese che non si sia accorto che questa amministrazione Marziana ci sta portando oltre che al disastro economico alla ben più amara costatazione che siamo un popolo pecora al quale si può fare qualunque angheria senza temere reazioni?
Comincio a vedere le facce dei mie colleghi professionisti con una espressione di smarrimento e incredulità mentre si aggirano fra i corridoi dell’ufficio urbanistico, ma in quelle facce non vedo segno di fierezza, solo un che di rassegnazione. Estenuanti file di attesa davanti alla responsabile dell’ufficio, in piedi in un misero corridoio sotto l’occhio vigile e impietoso di una telecamera che non dovrebbe per legge avere l’audio ma su questo non ci metterei la mano sul fuoco).
Davanti alla reggente dell’ufficio attenzione a non irritarla perché si rischiano scenate da piazza, frasi del tipo “qui comando io!”, “se non le piace mi denunci!”, oppure la migliore è stata gridata ad un mio cliente: “il suo errore è di avere scelto un professionista incompetente!!” .
Voi direte denunciala per diffamazione, deferiscila all’Ordine professionale.
No, per quanto tenti di essere indignato non ci riesco (almeno per il momento).
Potrei indignarmi se l’insulto provenisse da persona notoriamente equilibrata.
Intanto continuano a non rilasciare l’attestazione di avvenuta presentazione di pratica edile prevista dalla legge, a non dare riscontro scritto di alcun genere, non rispettare turni e cronologie di presentazione, a non far progredire l’iter delle pratiche se non ti presenti costantemente a sollecitare, a non avere un comportamento univoco e organizzato.
Ora l’ultima novità: per tutto il mese di agosto e settembre l’ufficio riceverà tre ore a settimana.
venerdì 16 luglio 2010
MI PIACEREBBE CAPIRE, MA FORSE E MEGLIO DI NO.
Ho dato fondo a tutte le considerazioni tecniche che si potevano ragionevolmente fare ma non ho trovato risposta. Si possono ricavare agevolmente e senza intralciare il traffico almeno altri sei posti senza creare alcun problema. Saranno pochi ma sarebbero state sei multe in meno al giorno per circa tre mesi.
Ma dai!!!!.. Ma allora forse .....!!! Aspetta, facciamo due conti, 38eurox6macchinex90giorni= 20.520 € esentasse e con mezzoretta di lavoro al giorno. In verità non so se c'è pure il turno pomeridiano perchè in questo caso diventano 41.000 € mica bruscolini!
In effetti visto che il nostro comune è in dissesto finanziario si potrebbe trasformare questo metodo artigianale in qualcosa di più organizzato stile industriale. Mi pare una buona idea.
domenica 4 luglio 2010
VERGOGNA! VERGOGNA! VERGOGNA!
Una bolgia infernale, l'aria era ammorbata dagli idrocarburi esalati da un unico lunghissimo cordone di macchine che senza soluzione di continuità arrivava al castello e senza fermarsi ritornava indietro con dei deficienti a bordo che avevano l'aria fra l'annoiato e l'ebete.
La passeggiata si è svolta zigzagando fra macchine e motorini rombanti e trattenendo il respiro per non rimanere intossicati. Vedevo facce straniere con una espressione fra lo scioccatto e lo schifato e una massa amorfa chinata sui tavolini a ingozzarsi di gelati, bibite, pizze e cibi vari inquinati dai vapori espulsi dai motori e dalla polvere sollevata dalle ruote.
Qualcuno dice che sono gli stessi commercianti del posto a protestare quando si chiude il traffico.
Embè!
Anche io protesto perchè ritengo che il sindaco agisca addirittura contro legge a danno dei cittadini (dandogliene ampia prova) e lui se ne fotte.
Allora mi chiedo:
- perchè non riesce a fottersene anche delle proteste di questi commercianti dal cervello atrofizzato dagli idrocarburi?
In questa faccenda non si salva nessuno.
Il sindaco si dimostra ancora una volta senza idee, i commercianti del luogo non riescono a vedere più in la del loro naso, e noi del popolino ci dividiamo in due categorie: i cog....ni che sfilano in macchina e quelli che vanno a intossicarsi i polmoni e pure pagando.
Non rimane che dire: Vergogna! Vergogna! Vergogna!
giovedì 24 giugno 2010
QUALE MIGLIORE OCCASIONE PER BRESCIANI DI USARE IL SUO "BLOG BLEF"?!
Si, è andato dal prefetto a consegnare la fascia tricolore ed è stata una buona mossa mediatica, ma perchè non sente il bisogno-dovere di spiegare a noi cittadini quali sono le problematiche che ci attanagliano e le idee per uscirne?
Ha un suo Blog (o forse può meglio definirsi Blef) e allora lo usi! Faccia vedere che è cosciente che sta amministrando i nostri soldi e le nostre vite e che ci ritiene degni di condividere con noi le pene e la ricerca delle soluzioni.
In campagna elettorale aveva detto che LA SUA ASSICURAZIONE ERAVAMO NOI perchè ci avrebbe detto tutto rendendo tutto trasparente e quindi controllabile. Siamo in dissesto finanziario e non si sente in dovere di spiegarcene i motivi?
Voglio comunque fare una nota cattiva. Avrebbe potuto evitare di pubblicare la foto della consegna della fascia dove il Prefetto sembra dispiaciuto e lui sfoggia un sorriso come chi ha vinto la lotteria.
lunedì 21 giugno 2010
LA NOTTE DELLA GIUSTIZIA A TRAPANI.
MERCOLEDI' 23 GIUGNO alle ore 18,00 il Palazzo di Giustizia di Trapani resterà con le luci accese in segno di protesta.
Lo scopo dell’iniziativa - aperta al pubblico - è di affermare il diritto dei cittadini ad un servizio Giustizia che garantisca la sicurezza, senza intaccare le libertà, che tuteli i diritti delle vittime dei reati non meno di quelli degli imputati e che assicuri decisioni rapide ma ponderate.
I magistrati del Tribunale e della Procura di Trapani e i rappresentanti del personale illustreranno i temi più rilevanti, anche mediante la proiezione di slide e filmati.
Seguirà un dibattito aperto a tutti i partecipanti all’incontro, nel corso del quale ognuno potrà offrire il suo contributo per riflettere insieme sulle sorti della Giustizia e sulle principali ricadute negative delle recenti riforme, di quelle mancate e di quelle in cantiere.
Al termine i magistrati riprenderanno a lavorare, rimanendo nelle proprie stanze fino a tarda notte, a disposizione dei cittadini e della stampa.
Gli interventi programmati avranno come filo conduttore le ricadute economiche delle riforme sul servizio Giustizia.
Le tematiche spazieranno dalle continue riduzioni delle risorse destinate alla Giustizia, che hanno privato i magistrati dei principali strumenti di lavoro e che impediscono il pagamento degli indispensabili straordinari al personale amministrativo, sino ai recenti tagli stipendiali, arbitrari e punitivi, che colpiscono iniquamente soprattutto i giovani magistrati e il personale.
Dagli incrementi di spesa derivanti dalla programmata riforma sulle intercettazioni, che costringerà a continui pellegrinaggi degli atti dalle sedi periferiche ai capoluoghi di distretto, alle maggiori somme necessarie per incentivare la copertura dei posti in sedi disagiate, conseguenti all’incomprensibile divieto per i magistrati di prima nomina a rivestire funzioni di pubblico ministero.
Da tutte le riforme che complicano inutilmente le procedure, amplificando a dismisura le spese, come il farraginoso e anacronistico meccanismo delle notifiche, alle mancate riforme che potrebbero finalmente restituire efficienza alla Giustizia, quali l’accorpamento dei Tribunali minori, l’effettiva informatizzazione dei processi e una seria razionalizzazione delle norme sostanziali e procedurali.
Il Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati - Sottosezione di Trapani, dott. Piero Grillo, auspica un’ampia partecipazione all’incontro, evidenziando: “le tematiche sul tappeto coinvolgono non solo i tecnici del settore, ma l’intera società civile su cui inevitabilmente sono destinati a ricadere gli effetti negativi delle riforme che aumentano costi, cavilli e inefficienze, rendendo più difficili le indagini e i processi e determinando una quotidiana emorragia di risorse pubbliche e di denaro dei contribuenti”.
contatti:
Associazione Nazionale Magistrati - Sottosezione di Trapani
Piero Grillo piegrill@tin.it
Alessandra Camassa 3387121010
giovedì 17 giugno 2010
ANCORA SOPRUSI AI CITTADINI
Quello che non andava bene è che le procedure per la dimostrazione erano piuttosto approssimative e quello che più dava fastidio era che si applicava una certa talvolta pesante discrezionalità.
Per tale ragione, da due anni, chiedevamo di avere date e procedure certe e principalmente ragionevoli e rispettose del cittadino.
Finalmente ho visto circolare nei corridoi dell'U.T. una nota che non so come definire perchè essa stessa non si definisce (credo che sia una nota interna, visto che è indirizzata al personale tecnico ed amministrativo e non ai tecnici esterni e ai cittadini che sono poi le vittime finali di tale nota).
Ritenendo che quella nota deve essere messa a conoscenza dei cittadini sono riuscito ad averne una copia e a leggerla.
Leggendo avverto subito qualcosa di piacevolmente strano nelle premesse della nota perchè sembra scritta da un tecnico esterno, con tono equilibrato e non preconcetto e con riflessioni e conclusioni che sembrano tenere conto delle esigenze del cittadino e del fatto che il disordine urbanistico ed edilizio in cui siamo vissuti non è certo solo colpa del popolo.
Ma la mia sodisfazione è durata poco perchè nelle conclusioni del documento è riapparsa la figura del burocrate con tutta la sua carica di insofferenza per il cittadino.
Da oggi chiunque intenda fare anche un piccolissimo lavoro sul suo fabbricato che preveda il rilascio di un qualsiasi provvedimento dovrà:
- dichiarare con atto di notorietà l'epoca della costruzione (e fin qui tutto a posto);
- far redigere una perizia giurata da un tecnico (intervento non certo gratuito);
- attivarsi per portare quanto più prove possibili (e a questo punto rientra in tutta la sua potenza la discrezionalità).
Stò parlando anche di piccolissimi interventi quasi insignificanti.
Faccio un'affermazione pesante e che non prendetela come una battuta:
- sono disposto a scommetere con chiunque che non esiste una sola unità immobiliare a Castellammare (e non mi voglio allargare all'italia) che possa superare un esame tale da potere fare affermare ad un tecnico (in una perizia giurata) che sull'immobile non siano state apportate variazioni non autorizzate che avrebbero necessitato di provvedimenti amministrativi da parte del comune. E possiamo cominciare anche dalla Casa del Sindaco, dagli edifici comunali per poi passare alla mia e quella di chiunque altro.
Proviamo?
venerdì 11 giugno 2010
giovedì 3 giugno 2010
IL POPOLO MERDINA
E già, (io sò io e voi nun siete un c....)
Quando riceve l'ufficio tecnico?
Solo una mattina alla settimana, il Lunedì e solo un pomeriggio la settimana, il Giovedì.
Allora voi pensate che tutto il resto viene fatto negli altri gioni. Niente affatto, in quei giorni si fa di tutto e di più incuranti di chi viene da altre città per essere ricevuto.
In particolare il giovedì pomeriggio si riunisce la Commissione Edilizia come se non ci fossere altri spazi durante la settimana. Quando la commissione si riunisce praticamente l'ufficio si paralizza.
Ma che ci volete fare, un amministrazione così illuminata non può pensare a queste miserie, già ... (Loro sono loro, e noi non siamo un c....)
venerdì 28 maggio 2010
CI SONO ANCORA
Vorrei dire qualcosa ma non trovo veramente la forza di dibattere altri argomenti che non siano la riconquista del nostro territorio, della nostra dignità di cittadini che non possono subire l'autanasia economica e politica di questa cittadina senza reagire, della voglia di gestire la nostra vita senza delegarla ai "Marziani" occupanti.
Lo so ci sono tantissimi problemi su cui si può intervenire, la iattura della privatizzazione dell'acqua, il ritorno delle centrali nucleari nonostante il referendum che li ha abolite, Berlusconi che passo dopo passo inesorabilmente si sta impossessando del potere sotto tutti i suoi aspetti e nello stesso tempo grida al complotto e ammalia i vecchietti e anche parecchi non vecchietti, la mafia che continua inesorabilmente i suoi affari in un tessuto burocratico che lascia ampi spazi al malaffare, una politica turistica della nostra città che è ancora senza progetto.
Ma non ce la faccio. Penso che tutte queste cose sono figlie della stessa madre, la cattiva amministrazione. Quella cattiva amministrazione che diventa opaca, che opera nella illegalità perchè convinta, nella migliore dell'ipotesi, che opera bene e che non può perdere tempo a convincere la gente della bontà del suo operato (in verità dovrei dire della sua inerzia).
L'illegalità, la prepotenza e la confusione mentale dei nostri amministratori non può portare alla rinascita della nostra citta, anzi, il popolo sfiduciato ritornerà (se mai se ne fosse allontanato) a guardare di nuovo verso un certo tipo di organizzazione che gli da il senso della certezza e della protezione.
Ma tanto questo non interessa nessuno. Troppa fatica agire, troppo scomodo protestare.
Lascia che il mondo giri!......, che stanchezza! ..... che sensazione di malessere, ..... di sconfitta sociale ......... di cupa ottusità.
venerdì 14 maggio 2010
IO PEC..CO, ... E VOI, ... STATE PEC...CANDO?
Grazie a Brunetta ora Possiamo PECcare tutti!!!!!!!!!!
Basta con le costose raccomandate, con l'incertezza di dimostrarne il contenuto, con la perdita delle ricevute; basta con l'andare in posta a fare interminabili file, inquinare l'aria con spostamenti inutili per ordinare e ritirare certificati presso le pubbliche Amministrazioni. Basta con i numeri di protocollo che non si possono sapere, con le ricevute che non vengono rilasciate.
Si Basta!!!! Basta che il cittadino, in un moto di orgoglio, decidesse di avvalersi dei suoi diritti. Basterebbe capire l'enorme possibilità del cambiamento che potrebbe significare questa iniziativa.
Ognuno di noi ha una sua casella di posta elettronica certificata messa a disposizione gratuitamente dallo stato con la quale può interagire con tutte le Amministrazioni Pubbliche che dovranno obbligatoriamente rispondere con lo stesso mezzo se il cittadino lo chiede.
Si, sono sicuro che nonostante il lungo preavviso, le Amministrazioni si troveranno ancora impreparate, ma voi provateci, invadeteli di richieste e pretendete che vi rispondano per via telematica.
Niente più viaggi della speranza per ritirare certificati o per chiedere informazioni. Tutto gratis, tutto certificato, tutto comodo, ma dovete provarci non potete fermare il futuro con la sfiducia.
FORZA!!!! PEC..CHIAMO!!!!!
sabato 17 aprile 2010
DOPO IL DRAMMA LA COMMEDIA
La partenza del Crociato” di Giovanni Visconti-Venosta
Una storia divertente che ha raccontato nelle sue memorie Giovanni Visconti Venosta, giornalista e scrittore vissuto nella seconda metà dell’Ottocento.
Racconta, dunque, il Visconti Venosta che quando era studente di Liceo si presentò a casa sua una donna del popolo per chiedergli un favore. A suo figlio, che frequentava il ginnasio, era stato assegnato un compito in versi dal titolo: “La partenza del crociato” (E’ bene sapere che nel passato a scuola si studiava anche la composizione delle poesie con relative esercitazioni). Il povero ragazzo, che a quanto pare non era vocato per la poesia, aveva saputo scrivere solo due versi e poi si era bloccato. I suoi versi erano questi: “Passa un giorno, passa l’altro / mai non torna il prode Anselmo.” Da notare che il tema riguardava la partenza del crociato, invece quel giovane inizia già con il mancato ritorno.
Dice il Visconti Venosta che nel leggere quei due versi gli venne una tentazione cattiva e quindi ne aggiunse altri scherzosi. Scrisse che il prode Anselmo era partito per “conquidere l’avel” (per conquistare il Santo Sepolcro). Aveva con sé tutto quello che poteva essergli utile, la sua bella gli aveva dato perfino le “pezze per i pié” (quelle che oggi sarebbero le calze). E Anselmo con l’elmo in testa partì a cavallo (osserva l’autore che non c’erano i treni a vapore sulle linee ferrate, perché allora non si ferravano le strade, ma i viaggiatori!). Aveva, infatti, la cravatta in ferro battuto e il gilé in ottone. Egli viaggiava seduto, ma il cavallo andava a piedi. Dopo un lungo viaggio arrivò in Palestina e il Sultano, vistosi perduto, si preparò a fuggire dopo avere messo tutto nelle casse: “Pipe, sciabole, tappeti, mezze lune, jatagan, odalische, minareti,” A quel punto ad Anselmo accadde una disgrazia. Poiché aveva bisogno di bere riempì l’elmo d’acqua, ma non si accorse che nell’elmo c’era un forellino. Quindi l’acqua finì tutta a terra e il prode Anselmo morì di sete. Ecco perché passa un giorno passa l’altro mai non torna il prode Anselmo.
Questa poesia va bene per fare ridere i lettori, ma non per essere presentata a scuola, come fece quell’ignaro ragazzo. La lessero tutti i professori fra grandi risate, se la passarono di mano in mano e la fecero arrivare perfino all’Università insieme al nome dell’autore, che apparteneva ad una famiglia molto nota.
Alcuni anni dopo il Visconti Venosta, studente universitario, si presentò per sostenere un esame e il professore, quando sentì il suo nome, gli recitò quei versi famosi: “Passa un giorno, passa l’altro, mai non torna il prode Anselmo…
Io non so come sia andato al Visconti Venosta quell’esame, ma suppongo che lo abbia superato brillantemente, dal momento che i professori lo avevano apprezzato prima ancora di conoscerlo.
La sua poesia fino ad alcuni decenni addietro si trovava ancora nei libri di scuola e addirittura veniva stampata nelle copertine dei quaderni.
Passa un giorno, passa l`altro
Mai non torna il prode Anselmo,
Perché egli era molto scaltro
Andò in guerra e mise l`elmo…
Mise l`elmo sulla testa
Per non farsi troppo mal
E partì la lancia in resta
A cavallo d`un caval.
La sua bella che abbracciollo
Gli dié un bacio e disse: Va`!
E poneagli ad armacollo
La fiaschetta del mistrà.
Poi, donatogli un anello
Sacro pegno di sua fe`,
Gli metteva nel fardello
Fin le pezze per i piè.
Fu alle nove di mattina
Che l`Anselmo uscìa bel, bel,
Per andare in Palestina
A conquidere l`Avel.
Né per vie ferrate andava
Come in oggi col vapor,
A quei tempi si ferrava
Non la via ma il viaggiator.
La cravatta in fer battuto
E in ottone avea il gilé,
Ei viaggiava, è ver, seduto
Ma il cavallo andava a piè.
Da quel dì non fe` che andare,
Andar sempre, andare andar…
Quando a piè d`un casolare
Vide un lago, ed era il mar!
Sospettollo… e impensierito
Saviamente si fermò
Poi chinossi, e con un dito
A buon conto l`assaggiò.
Come fu sul bastimento,
Ben gli venne il mal di mar
Ma l`Anselmo in un momento
Mise fuori il desinar.
Pipe, sciabole, tappeti,
Mezze lune, jatagan,
Odalische, minareti,
Già imballati avea il Sultan.
Quando presso ai Salamini
Sete ria incominciò,
E l`Anselmo coi più fini
Prese l`elmo, e a bere andò.
Ma nell`elmo, il crederete?
C`era in fondo un forellin
E in tre dì morì di sete
Senza accorgersi il tapin.
Passa un giorno, passa l`altro,
Mai non torna il guerrier
Perch`egli era molto scaltro
Andò in guerra col cimier.
Col cimiero sulla testa,
Ma sul fondo non guardò
E così gli avvenne questa
Che mai più non ritornò.
sabato 10 aprile 2010
IL RIPOSO DEL GUERRIERO
Ad un tratto penso ad una lunga poesia che una colta vicina di casa, la Signora Licia Perone, mi ha recitato un paio di volte da ragazzino undicenne e che mi era piaciuta tanto che ne avevo messo in memoria una buona parte ed ogni volta che la recitavo mi faceva venire la pelle d'oca.
Ma quello che non avevo mai messo in memoria era l'autore. Avrei voluto cercala ma non sapevo da dove cominciare, oggi ho riflettuto che potevo cominciare proprio da questo stupendo mezzo e al primo colpo eccola in tutta la sua interezza e l'autore non era nemmeno tanto sconosciuto, Giovanni Pascoli!.
L'ho riletta e ancora una volta la stessa identica emozione di allora. Sarò rinco ma ve la voglio proporre.
Breus
I
Viveva con sua madre in Cornovaglia:
un dì trasecolò nella boscaglia.
Nella boscaglia un dì, tra cerro e cerro
vide passare un uomo tutto ferro.
Morvàn pensò che fosse San Michele:
s'inginocchiò: "Signore San Michele,
non mi far male, per l'amor di Dio!".
"Né mal fo io, né San Michel son io.
No: San Michele non poss'io chiamarmi:
cavalier, si: son cavaliere d'armi".
"Un Cavaliere? Ma che cosa è mai
guardami o figlio e che cos'è saprai"
"Che è codesto lungo legno greve?"
"La lancia: ha sete, e dove giunge, beve".
"Che è codesta di cui tu sei cinto?".
"Spada, se hai vinto; croce se sei vinto".
"Di che vesti? La veste è pesa e dura".
"E' ferro. Figlio, questa è l'armatura".
"E tu nascesti già così coperto?".
Rise e rispose il cavalier:; "No, certo".
"E chi la pose, dunque, indosso a te?".
"Chi può". "Chi può?". "Ma, caro figlio, il re!".
II
Il fanciullo tornò dalla sua mamma,
e le saltò sulle ginocchia: "Mamma,
mammina (cinguettò), tu non lo sai!
ho visto quello che non vidi mai!
un uomo bello più del San Michele
ch'è in chiesa, tra il chiaror delle candele!".
"Non c'è uomo più bello , figlio mio,
più bello, no, d'un angelo di Dio".
"Ma sì, ce n'è, mammina, se permetti,
ce n'è mammina, cavalier son detti.
E io, mammina, voglio andar con loro,
e aver veste di ferro e sproni d'oro".
La madre a terra cadde come morta,
che già Morvan usciva dalla porta;
Morvan usciva e le volgea le spalle,
ed entrò difilato nelle stalle;
nelle stalle trovò sol un ronzino:
lo sciolse, vi montò sopra: in cammino.
Egli partì, ne salutò persona
eccolo fuori, ecco che batte e sprona:
eccolo già lontano dal castello,
dietro quell'uomo, ch'era così bello.
III
Dopo dieci anni, dieci tutti interi,
Breus, il cavalier de cavalieri,
sostò pensoso avanti a quel castello.
Era fradicio e rotto il ponticello.
Entrò pensoso nella corte antica:
c'era tant'erba, c'era tanta ortica.
Il rovo vi crescea come una siepe,
e la muraglia piena era di crepe.
L'edera aveva la muraglia invasa:
l'erba copria la soglia della casa.
E l'uscio era imporrito e tristo a mo'
di tomba. Egli picchiò, picchiò, picchiò..
Ecco alfine una donna, ecco una donna
antica e cieca, che gli aprì. "Voi, nonna,
mi potete albergar per questa notte?".
"Albergar vi si può per questa notte,
albergar vi si può di tutto cuore,
ma l'albergo non è forse il migliore.
Ché questa casa è tutta in abbandono
da che il figlio partì, dieci anni or sono".
Era discesa una donzella in tanto,
che appena lo guardò, ruppe in pianto.
IV
"Perché piangete, buona damigella?
perché piangete, cara damigella?".
"Io voglio dirvi, sire cavaliere,
io voglio dirvi, che mi fa dolere.
E' un mio fratello che dieci anni fa
(ora sarebbe della vostra età),
ci abbandonò per farsi cavaliere.
Io piango appena vedo un cavaliere.
Se vedo un cavalier presso il castello,
piango pensando al mio dolce fratello".
"Non avete la madre, o damigella?
non un altro fratello? una sorella?".
"Nessuno... almeno ch'io li veda in viso:
son, fratelli e sorelle, in paradiso.
La mia madre morì dal dispiacere
quand'e' partì per farsi cavaliere.
Ecco il suo letto presso il limitare,
ecco il suo seggio presso il focolare.
La sua crocetta porto sopra me.
pel mio povero cuore altro non c'è".
V
Mise un singhiozzo il cavalier d'un tratto.
Ella il pallido alzò viso disfatto.
La damigella alzò con meraviglia
gli occhi che aveano il pianto sulle ciglia.
"Iddio la mamma ancora a voi l'ha presa
c'ora piangete, che m'avete intesa?".
"Ancora a me la mamma prese Iddio;
ma chi gli disse: Prendila! fui io".
"Voi? Ma chi siete? Qual'è il vostro nome?".
"Morvan il nome, Breus il soprannome.
O sorellina, io son pien di gloria:
ogni giorno ho contata una vittoria:
ma se potevo indovinar quel giorno,
che non l'avrei veduta al mio ritorno,
o sorellina, non sarei partito!
o sorellina, non sarei fuggito!
Oh! per vederla qui sul limitare,
per rivederla presso il focolare,
per abbracciare qui con te pur lei
le mie vittorie tutte le darei:
sarei felice, pur ch'a lei vicino,
di strigliar tuttavia quel mio ronzino!".
(Giovanni Pascoli)
mercoledì 7 aprile 2010
CURIOSO NO?
L'IMPTORTANE E' SLOO CHE LA PRMIA E L'UMLTIA LETRTEA SAINO AL PTOSO GTSIUO... IL RTESO NON CTONA, IL CERLVELO E' COMQUNUE SREMPE IN GDRADO DI DECRAIFRE IL PZUZLE PCHERE NON LGEGE ONGI SILNGOA LTETREA MA LA PALROA NEL SUO INSMIEE... VSTIOO ???
NON MI DITE CHE NON SIETE RIUSCITI A LEGGERLO.
RILASSATEVI E LEGGETE DI NUOVO VEDRETE CHE E' FACILISSIMO.
martedì 6 aprile 2010
AGGREDITO DON FRANCO?
Se fosse il primo aprile sarei portato a non crederci ma non è il primo aprile.
Voglio esprimere la mia solidarietà a Don Franco sperando che non sia stato nulla di grave.
Se qualcuno ne sa di più gradirei notizie.
sabato 27 marzo 2010
RAI PER UNA NOTTE - LA DEMOCRAZIA E' VERAMENTE IN PERICOLO?
Io la tramissione l'ho vista tutta e siceramente qualche preoccupazione ce l'ho.
Anche le reazioni del Presidedente della nostra RAI, Masi, mi fanno riflettere.
Ma più di tutto mi fa riflettere l'assoluto silenzio dei media governativi.
Ma veramente Giovedi 25 non è successo niente che valga la pena di approfondire?
Eppure gli ascolti su internet sono stati altissimi.
VESPA naturalmente non condivide ma questo non ci stupisce.