Mi piacerrebbe capire a chi è affidato, in questo comune, il compito di stabilire quanti posti si possono ricavare in un parcheggio e come metterli. Vi chiederete perchè mi vengono questi strani pensieri. Ve lo dico subito. Riflettevo su questo mentre, in tenuta da mare e con una multa in mano nel piazzale di Guidaloca, osservavo quanto spazio libero era stato lasciato senza striscie bianche che delimitano gli spazi di sosta.
Ho dato fondo a tutte le considerazioni tecniche che si potevano ragionevolmente fare ma non ho trovato risposta. Si possono ricavare agevolmente e senza intralciare il traffico almeno altri sei posti senza creare alcun problema. Saranno pochi ma sarebbero state sei multe in meno al giorno per circa tre mesi.
Ma dai!!!!.. Ma allora forse .....!!! Aspetta, facciamo due conti, 38eurox6macchinex90giorni= 20.520 € esentasse e con mezzoretta di lavoro al giorno. In verità non so se c'è pure il turno pomeridiano perchè in questo caso diventano 41.000 € mica bruscolini!
In effetti visto che il nostro comune è in dissesto finanziario si potrebbe trasformare questo metodo artigianale in qualcosa di più organizzato stile industriale. Mi pare una buona idea.
venerdì 16 luglio 2010
domenica 4 luglio 2010
VERGOGNA! VERGOGNA! VERGOGNA!
Sabato sera, per contribuire a rilanciare l'economia sofferente, sono sceso in marina per godere del nostro spendido paesaggio mentre, comodamente seduto al bar, mi sorbivo un bel gelato alla frutta.
Una bolgia infernale, l'aria era ammorbata dagli idrocarburi esalati da un unico lunghissimo cordone di macchine che senza soluzione di continuità arrivava al castello e senza fermarsi ritornava indietro con dei deficienti a bordo che avevano l'aria fra l'annoiato e l'ebete.
La passeggiata si è svolta zigzagando fra macchine e motorini rombanti e trattenendo il respiro per non rimanere intossicati. Vedevo facce straniere con una espressione fra lo scioccatto e lo schifato e una massa amorfa chinata sui tavolini a ingozzarsi di gelati, bibite, pizze e cibi vari inquinati dai vapori espulsi dai motori e dalla polvere sollevata dalle ruote.
Qualcuno dice che sono gli stessi commercianti del posto a protestare quando si chiude il traffico.
Embè!
Anche io protesto perchè ritengo che il sindaco agisca addirittura contro legge a danno dei cittadini (dandogliene ampia prova) e lui se ne fotte.
Allora mi chiedo:
- perchè non riesce a fottersene anche delle proteste di questi commercianti dal cervello atrofizzato dagli idrocarburi?
In questa faccenda non si salva nessuno.
Il sindaco si dimostra ancora una volta senza idee, i commercianti del luogo non riescono a vedere più in la del loro naso, e noi del popolino ci dividiamo in due categorie: i cog....ni che sfilano in macchina e quelli che vanno a intossicarsi i polmoni e pure pagando.
Non rimane che dire: Vergogna! Vergogna! Vergogna!
Una bolgia infernale, l'aria era ammorbata dagli idrocarburi esalati da un unico lunghissimo cordone di macchine che senza soluzione di continuità arrivava al castello e senza fermarsi ritornava indietro con dei deficienti a bordo che avevano l'aria fra l'annoiato e l'ebete.
La passeggiata si è svolta zigzagando fra macchine e motorini rombanti e trattenendo il respiro per non rimanere intossicati. Vedevo facce straniere con una espressione fra lo scioccatto e lo schifato e una massa amorfa chinata sui tavolini a ingozzarsi di gelati, bibite, pizze e cibi vari inquinati dai vapori espulsi dai motori e dalla polvere sollevata dalle ruote.
Qualcuno dice che sono gli stessi commercianti del posto a protestare quando si chiude il traffico.
Embè!
Anche io protesto perchè ritengo che il sindaco agisca addirittura contro legge a danno dei cittadini (dandogliene ampia prova) e lui se ne fotte.
Allora mi chiedo:
- perchè non riesce a fottersene anche delle proteste di questi commercianti dal cervello atrofizzato dagli idrocarburi?
In questa faccenda non si salva nessuno.
Il sindaco si dimostra ancora una volta senza idee, i commercianti del luogo non riescono a vedere più in la del loro naso, e noi del popolino ci dividiamo in due categorie: i cog....ni che sfilano in macchina e quelli che vanno a intossicarsi i polmoni e pure pagando.
Non rimane che dire: Vergogna! Vergogna! Vergogna!
giovedì 24 giugno 2010
QUALE MIGLIORE OCCASIONE PER BRESCIANI DI USARE IL SUO "BLOG BLEF"?!
Quale migliore occasione di questa voglia di protestare del Sindaco per usare il suo blog?
Si, è andato dal prefetto a consegnare la fascia tricolore ed è stata una buona mossa mediatica, ma perchè non sente il bisogno-dovere di spiegare a noi cittadini quali sono le problematiche che ci attanagliano e le idee per uscirne?
Ha un suo Blog (o forse può meglio definirsi Blef) e allora lo usi! Faccia vedere che è cosciente che sta amministrando i nostri soldi e le nostre vite e che ci ritiene degni di condividere con noi le pene e la ricerca delle soluzioni.
In campagna elettorale aveva detto che LA SUA ASSICURAZIONE ERAVAMO NOI perchè ci avrebbe detto tutto rendendo tutto trasparente e quindi controllabile. Siamo in dissesto finanziario e non si sente in dovere di spiegarcene i motivi?
Voglio comunque fare una nota cattiva. Avrebbe potuto evitare di pubblicare la foto della consegna della fascia dove il Prefetto sembra dispiaciuto e lui sfoggia un sorriso come chi ha vinto la lotteria.
Si, è andato dal prefetto a consegnare la fascia tricolore ed è stata una buona mossa mediatica, ma perchè non sente il bisogno-dovere di spiegare a noi cittadini quali sono le problematiche che ci attanagliano e le idee per uscirne?
Ha un suo Blog (o forse può meglio definirsi Blef) e allora lo usi! Faccia vedere che è cosciente che sta amministrando i nostri soldi e le nostre vite e che ci ritiene degni di condividere con noi le pene e la ricerca delle soluzioni.
In campagna elettorale aveva detto che LA SUA ASSICURAZIONE ERAVAMO NOI perchè ci avrebbe detto tutto rendendo tutto trasparente e quindi controllabile. Siamo in dissesto finanziario e non si sente in dovere di spiegarcene i motivi?
Voglio comunque fare una nota cattiva. Avrebbe potuto evitare di pubblicare la foto della consegna della fascia dove il Prefetto sembra dispiaciuto e lui sfoggia un sorriso come chi ha vinto la lotteria.
lunedì 21 giugno 2010
LA NOTTE DELLA GIUSTIZIA A TRAPANI.
UNA NOTTE DI LAVORO PER RICORDARE CHE LA GIUSTIZIA NON E' UN COSTO MA UNA RISORSA!
MERCOLEDI' 23 GIUGNO alle ore 18,00 il Palazzo di Giustizia di Trapani resterà con le luci accese in segno di protesta.
Lo scopo dell’iniziativa - aperta al pubblico - è di affermare il diritto dei cittadini ad un servizio Giustizia che garantisca la sicurezza, senza intaccare le libertà, che tuteli i diritti delle vittime dei reati non meno di quelli degli imputati e che assicuri decisioni rapide ma ponderate.
I magistrati del Tribunale e della Procura di Trapani e i rappresentanti del personale illustreranno i temi più rilevanti, anche mediante la proiezione di slide e filmati.
Seguirà un dibattito aperto a tutti i partecipanti all’incontro, nel corso del quale ognuno potrà offrire il suo contributo per riflettere insieme sulle sorti della Giustizia e sulle principali ricadute negative delle recenti riforme, di quelle mancate e di quelle in cantiere.
Al termine i magistrati riprenderanno a lavorare, rimanendo nelle proprie stanze fino a tarda notte, a disposizione dei cittadini e della stampa.
Gli interventi programmati avranno come filo conduttore le ricadute economiche delle riforme sul servizio Giustizia.
Le tematiche spazieranno dalle continue riduzioni delle risorse destinate alla Giustizia, che hanno privato i magistrati dei principali strumenti di lavoro e che impediscono il pagamento degli indispensabili straordinari al personale amministrativo, sino ai recenti tagli stipendiali, arbitrari e punitivi, che colpiscono iniquamente soprattutto i giovani magistrati e il personale.
Dagli incrementi di spesa derivanti dalla programmata riforma sulle intercettazioni, che costringerà a continui pellegrinaggi degli atti dalle sedi periferiche ai capoluoghi di distretto, alle maggiori somme necessarie per incentivare la copertura dei posti in sedi disagiate, conseguenti all’incomprensibile divieto per i magistrati di prima nomina a rivestire funzioni di pubblico ministero.
Da tutte le riforme che complicano inutilmente le procedure, amplificando a dismisura le spese, come il farraginoso e anacronistico meccanismo delle notifiche, alle mancate riforme che potrebbero finalmente restituire efficienza alla Giustizia, quali l’accorpamento dei Tribunali minori, l’effettiva informatizzazione dei processi e una seria razionalizzazione delle norme sostanziali e procedurali.
Il Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati - Sottosezione di Trapani, dott. Piero Grillo, auspica un’ampia partecipazione all’incontro, evidenziando: “le tematiche sul tappeto coinvolgono non solo i tecnici del settore, ma l’intera società civile su cui inevitabilmente sono destinati a ricadere gli effetti negativi delle riforme che aumentano costi, cavilli e inefficienze, rendendo più difficili le indagini e i processi e determinando una quotidiana emorragia di risorse pubbliche e di denaro dei contribuenti”.
contatti:
Associazione Nazionale Magistrati - Sottosezione di Trapani
Piero Grillo piegrill@tin.it
Alessandra Camassa 3387121010
MERCOLEDI' 23 GIUGNO alle ore 18,00 il Palazzo di Giustizia di Trapani resterà con le luci accese in segno di protesta.
Lo scopo dell’iniziativa - aperta al pubblico - è di affermare il diritto dei cittadini ad un servizio Giustizia che garantisca la sicurezza, senza intaccare le libertà, che tuteli i diritti delle vittime dei reati non meno di quelli degli imputati e che assicuri decisioni rapide ma ponderate.
I magistrati del Tribunale e della Procura di Trapani e i rappresentanti del personale illustreranno i temi più rilevanti, anche mediante la proiezione di slide e filmati.
Seguirà un dibattito aperto a tutti i partecipanti all’incontro, nel corso del quale ognuno potrà offrire il suo contributo per riflettere insieme sulle sorti della Giustizia e sulle principali ricadute negative delle recenti riforme, di quelle mancate e di quelle in cantiere.
Al termine i magistrati riprenderanno a lavorare, rimanendo nelle proprie stanze fino a tarda notte, a disposizione dei cittadini e della stampa.
Gli interventi programmati avranno come filo conduttore le ricadute economiche delle riforme sul servizio Giustizia.
Le tematiche spazieranno dalle continue riduzioni delle risorse destinate alla Giustizia, che hanno privato i magistrati dei principali strumenti di lavoro e che impediscono il pagamento degli indispensabili straordinari al personale amministrativo, sino ai recenti tagli stipendiali, arbitrari e punitivi, che colpiscono iniquamente soprattutto i giovani magistrati e il personale.
Dagli incrementi di spesa derivanti dalla programmata riforma sulle intercettazioni, che costringerà a continui pellegrinaggi degli atti dalle sedi periferiche ai capoluoghi di distretto, alle maggiori somme necessarie per incentivare la copertura dei posti in sedi disagiate, conseguenti all’incomprensibile divieto per i magistrati di prima nomina a rivestire funzioni di pubblico ministero.
Da tutte le riforme che complicano inutilmente le procedure, amplificando a dismisura le spese, come il farraginoso e anacronistico meccanismo delle notifiche, alle mancate riforme che potrebbero finalmente restituire efficienza alla Giustizia, quali l’accorpamento dei Tribunali minori, l’effettiva informatizzazione dei processi e una seria razionalizzazione delle norme sostanziali e procedurali.
Il Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati - Sottosezione di Trapani, dott. Piero Grillo, auspica un’ampia partecipazione all’incontro, evidenziando: “le tematiche sul tappeto coinvolgono non solo i tecnici del settore, ma l’intera società civile su cui inevitabilmente sono destinati a ricadere gli effetti negativi delle riforme che aumentano costi, cavilli e inefficienze, rendendo più difficili le indagini e i processi e determinando una quotidiana emorragia di risorse pubbliche e di denaro dei contribuenti”.
contatti:
Associazione Nazionale Magistrati - Sottosezione di Trapani
Piero Grillo piegrill@tin.it
Alessandra Camassa 3387121010
giovedì 17 giugno 2010
ANCORA SOPRUSI AI CITTADINI
Credo che ormai tutti sappiano che per richiedere al comune qualunque provvedimento Amministrativo riguardante un fabbricato esistente bisogna dimostrare che lo stesso sia regolare. Va bene, è giusto.
Quello che non andava bene è che le procedure per la dimostrazione erano piuttosto approssimative e quello che più dava fastidio era che si applicava una certa talvolta pesante discrezionalità.
Per tale ragione, da due anni, chiedevamo di avere date e procedure certe e principalmente ragionevoli e rispettose del cittadino.
Finalmente ho visto circolare nei corridoi dell'U.T. una nota che non so come definire perchè essa stessa non si definisce (credo che sia una nota interna, visto che è indirizzata al personale tecnico ed amministrativo e non ai tecnici esterni e ai cittadini che sono poi le vittime finali di tale nota).
Ritenendo che quella nota deve essere messa a conoscenza dei cittadini sono riuscito ad averne una copia e a leggerla.
Leggendo avverto subito qualcosa di piacevolmente strano nelle premesse della nota perchè sembra scritta da un tecnico esterno, con tono equilibrato e non preconcetto e con riflessioni e conclusioni che sembrano tenere conto delle esigenze del cittadino e del fatto che il disordine urbanistico ed edilizio in cui siamo vissuti non è certo solo colpa del popolo.
Ma la mia sodisfazione è durata poco perchè nelle conclusioni del documento è riapparsa la figura del burocrate con tutta la sua carica di insofferenza per il cittadino.
Da oggi chiunque intenda fare anche un piccolissimo lavoro sul suo fabbricato che preveda il rilascio di un qualsiasi provvedimento dovrà:
- dichiarare con atto di notorietà l'epoca della costruzione (e fin qui tutto a posto);
- far redigere una perizia giurata da un tecnico (intervento non certo gratuito);
- attivarsi per portare quanto più prove possibili (e a questo punto rientra in tutta la sua potenza la discrezionalità).
Stò parlando anche di piccolissimi interventi quasi insignificanti.
Faccio un'affermazione pesante e che non prendetela come una battuta:
- sono disposto a scommetere con chiunque che non esiste una sola unità immobiliare a Castellammare (e non mi voglio allargare all'italia) che possa superare un esame tale da potere fare affermare ad un tecnico (in una perizia giurata) che sull'immobile non siano state apportate variazioni non autorizzate che avrebbero necessitato di provvedimenti amministrativi da parte del comune. E possiamo cominciare anche dalla Casa del Sindaco, dagli edifici comunali per poi passare alla mia e quella di chiunque altro.
Proviamo?
Quello che non andava bene è che le procedure per la dimostrazione erano piuttosto approssimative e quello che più dava fastidio era che si applicava una certa talvolta pesante discrezionalità.
Per tale ragione, da due anni, chiedevamo di avere date e procedure certe e principalmente ragionevoli e rispettose del cittadino.
Finalmente ho visto circolare nei corridoi dell'U.T. una nota che non so come definire perchè essa stessa non si definisce (credo che sia una nota interna, visto che è indirizzata al personale tecnico ed amministrativo e non ai tecnici esterni e ai cittadini che sono poi le vittime finali di tale nota).
Ritenendo che quella nota deve essere messa a conoscenza dei cittadini sono riuscito ad averne una copia e a leggerla.
Leggendo avverto subito qualcosa di piacevolmente strano nelle premesse della nota perchè sembra scritta da un tecnico esterno, con tono equilibrato e non preconcetto e con riflessioni e conclusioni che sembrano tenere conto delle esigenze del cittadino e del fatto che il disordine urbanistico ed edilizio in cui siamo vissuti non è certo solo colpa del popolo.
Ma la mia sodisfazione è durata poco perchè nelle conclusioni del documento è riapparsa la figura del burocrate con tutta la sua carica di insofferenza per il cittadino.
Da oggi chiunque intenda fare anche un piccolissimo lavoro sul suo fabbricato che preveda il rilascio di un qualsiasi provvedimento dovrà:
- dichiarare con atto di notorietà l'epoca della costruzione (e fin qui tutto a posto);
- far redigere una perizia giurata da un tecnico (intervento non certo gratuito);
- attivarsi per portare quanto più prove possibili (e a questo punto rientra in tutta la sua potenza la discrezionalità).
Stò parlando anche di piccolissimi interventi quasi insignificanti.
Faccio un'affermazione pesante e che non prendetela come una battuta:
- sono disposto a scommetere con chiunque che non esiste una sola unità immobiliare a Castellammare (e non mi voglio allargare all'italia) che possa superare un esame tale da potere fare affermare ad un tecnico (in una perizia giurata) che sull'immobile non siano state apportate variazioni non autorizzate che avrebbero necessitato di provvedimenti amministrativi da parte del comune. E possiamo cominciare anche dalla Casa del Sindaco, dagli edifici comunali per poi passare alla mia e quella di chiunque altro.
Proviamo?
venerdì 11 giugno 2010
giovedì 3 giugno 2010
IL POPOLO MERDINA
Ancora il massimo disinteresse nei confronti del popolo Merdina.
E già, (io sò io e voi nun siete un c....)
Quando riceve l'ufficio tecnico?
Solo una mattina alla settimana, il Lunedì e solo un pomeriggio la settimana, il Giovedì.
Allora voi pensate che tutto il resto viene fatto negli altri gioni. Niente affatto, in quei giorni si fa di tutto e di più incuranti di chi viene da altre città per essere ricevuto.
In particolare il giovedì pomeriggio si riunisce la Commissione Edilizia come se non ci fossere altri spazi durante la settimana. Quando la commissione si riunisce praticamente l'ufficio si paralizza.
Ma che ci volete fare, un amministrazione così illuminata non può pensare a queste miserie, già ... (Loro sono loro, e noi non siamo un c....)
E già, (io sò io e voi nun siete un c....)
Quando riceve l'ufficio tecnico?
Solo una mattina alla settimana, il Lunedì e solo un pomeriggio la settimana, il Giovedì.
Allora voi pensate che tutto il resto viene fatto negli altri gioni. Niente affatto, in quei giorni si fa di tutto e di più incuranti di chi viene da altre città per essere ricevuto.
In particolare il giovedì pomeriggio si riunisce la Commissione Edilizia come se non ci fossere altri spazi durante la settimana. Quando la commissione si riunisce praticamente l'ufficio si paralizza.
Ma che ci volete fare, un amministrazione così illuminata non può pensare a queste miserie, già ... (Loro sono loro, e noi non siamo un c....)
venerdì 28 maggio 2010
CI SONO ANCORA
Sono ancora qua, ci sono, ......... ci sono.
Vorrei dire qualcosa ma non trovo veramente la forza di dibattere altri argomenti che non siano la riconquista del nostro territorio, della nostra dignità di cittadini che non possono subire l'autanasia economica e politica di questa cittadina senza reagire, della voglia di gestire la nostra vita senza delegarla ai "Marziani" occupanti.
Lo so ci sono tantissimi problemi su cui si può intervenire, la iattura della privatizzazione dell'acqua, il ritorno delle centrali nucleari nonostante il referendum che li ha abolite, Berlusconi che passo dopo passo inesorabilmente si sta impossessando del potere sotto tutti i suoi aspetti e nello stesso tempo grida al complotto e ammalia i vecchietti e anche parecchi non vecchietti, la mafia che continua inesorabilmente i suoi affari in un tessuto burocratico che lascia ampi spazi al malaffare, una politica turistica della nostra città che è ancora senza progetto.
Ma non ce la faccio. Penso che tutte queste cose sono figlie della stessa madre, la cattiva amministrazione. Quella cattiva amministrazione che diventa opaca, che opera nella illegalità perchè convinta, nella migliore dell'ipotesi, che opera bene e che non può perdere tempo a convincere la gente della bontà del suo operato (in verità dovrei dire della sua inerzia).
L'illegalità, la prepotenza e la confusione mentale dei nostri amministratori non può portare alla rinascita della nostra citta, anzi, il popolo sfiduciato ritornerà (se mai se ne fosse allontanato) a guardare di nuovo verso un certo tipo di organizzazione che gli da il senso della certezza e della protezione.
Ma tanto questo non interessa nessuno. Troppa fatica agire, troppo scomodo protestare.
Lascia che il mondo giri!......, che stanchezza! ..... che sensazione di malessere, ..... di sconfitta sociale ......... di cupa ottusità.
Vorrei dire qualcosa ma non trovo veramente la forza di dibattere altri argomenti che non siano la riconquista del nostro territorio, della nostra dignità di cittadini che non possono subire l'autanasia economica e politica di questa cittadina senza reagire, della voglia di gestire la nostra vita senza delegarla ai "Marziani" occupanti.
Lo so ci sono tantissimi problemi su cui si può intervenire, la iattura della privatizzazione dell'acqua, il ritorno delle centrali nucleari nonostante il referendum che li ha abolite, Berlusconi che passo dopo passo inesorabilmente si sta impossessando del potere sotto tutti i suoi aspetti e nello stesso tempo grida al complotto e ammalia i vecchietti e anche parecchi non vecchietti, la mafia che continua inesorabilmente i suoi affari in un tessuto burocratico che lascia ampi spazi al malaffare, una politica turistica della nostra città che è ancora senza progetto.
Ma non ce la faccio. Penso che tutte queste cose sono figlie della stessa madre, la cattiva amministrazione. Quella cattiva amministrazione che diventa opaca, che opera nella illegalità perchè convinta, nella migliore dell'ipotesi, che opera bene e che non può perdere tempo a convincere la gente della bontà del suo operato (in verità dovrei dire della sua inerzia).
L'illegalità, la prepotenza e la confusione mentale dei nostri amministratori non può portare alla rinascita della nostra citta, anzi, il popolo sfiduciato ritornerà (se mai se ne fosse allontanato) a guardare di nuovo verso un certo tipo di organizzazione che gli da il senso della certezza e della protezione.
Ma tanto questo non interessa nessuno. Troppa fatica agire, troppo scomodo protestare.
Lascia che il mondo giri!......, che stanchezza! ..... che sensazione di malessere, ..... di sconfitta sociale ......... di cupa ottusità.
venerdì 14 maggio 2010
IO PEC..CO, ... E VOI, ... STATE PEC...CANDO?
Si, avete sentito la grande novità? Ora c'è la PEC (Posta Elettronica Certificata).
Grazie a Brunetta ora Possiamo PECcare tutti!!!!!!!!!!
Basta con le costose raccomandate, con l'incertezza di dimostrarne il contenuto, con la perdita delle ricevute; basta con l'andare in posta a fare interminabili file, inquinare l'aria con spostamenti inutili per ordinare e ritirare certificati presso le pubbliche Amministrazioni. Basta con i numeri di protocollo che non si possono sapere, con le ricevute che non vengono rilasciate.
Si Basta!!!! Basta che il cittadino, in un moto di orgoglio, decidesse di avvalersi dei suoi diritti. Basterebbe capire l'enorme possibilità del cambiamento che potrebbe significare questa iniziativa.
Ognuno di noi ha una sua casella di posta elettronica certificata messa a disposizione gratuitamente dallo stato con la quale può interagire con tutte le Amministrazioni Pubbliche che dovranno obbligatoriamente rispondere con lo stesso mezzo se il cittadino lo chiede.
Si, sono sicuro che nonostante il lungo preavviso, le Amministrazioni si troveranno ancora impreparate, ma voi provateci, invadeteli di richieste e pretendete che vi rispondano per via telematica.
Niente più viaggi della speranza per ritirare certificati o per chiedere informazioni. Tutto gratis, tutto certificato, tutto comodo, ma dovete provarci non potete fermare il futuro con la sfiducia.
FORZA!!!! PEC..CHIAMO!!!!!
Grazie a Brunetta ora Possiamo PECcare tutti!!!!!!!!!!
Basta con le costose raccomandate, con l'incertezza di dimostrarne il contenuto, con la perdita delle ricevute; basta con l'andare in posta a fare interminabili file, inquinare l'aria con spostamenti inutili per ordinare e ritirare certificati presso le pubbliche Amministrazioni. Basta con i numeri di protocollo che non si possono sapere, con le ricevute che non vengono rilasciate.
Si Basta!!!! Basta che il cittadino, in un moto di orgoglio, decidesse di avvalersi dei suoi diritti. Basterebbe capire l'enorme possibilità del cambiamento che potrebbe significare questa iniziativa.
Ognuno di noi ha una sua casella di posta elettronica certificata messa a disposizione gratuitamente dallo stato con la quale può interagire con tutte le Amministrazioni Pubbliche che dovranno obbligatoriamente rispondere con lo stesso mezzo se il cittadino lo chiede.
Si, sono sicuro che nonostante il lungo preavviso, le Amministrazioni si troveranno ancora impreparate, ma voi provateci, invadeteli di richieste e pretendete che vi rispondano per via telematica.
Niente più viaggi della speranza per ritirare certificati o per chiedere informazioni. Tutto gratis, tutto certificato, tutto comodo, ma dovete provarci non potete fermare il futuro con la sfiducia.
FORZA!!!! PEC..CHIAMO!!!!!
sabato 17 aprile 2010
DOPO IL DRAMMA LA COMMEDIA
Continuo i miei ricordi con un'altra poesia piuttosto spiritosa.
La partenza del Crociato” di Giovanni Visconti-Venosta
Una storia divertente che ha raccontato nelle sue memorie Giovanni Visconti Venosta, giornalista e scrittore vissuto nella seconda metà dell’Ottocento.
Racconta, dunque, il Visconti Venosta che quando era studente di Liceo si presentò a casa sua una donna del popolo per chiedergli un favore. A suo figlio, che frequentava il ginnasio, era stato assegnato un compito in versi dal titolo: “La partenza del crociato” (E’ bene sapere che nel passato a scuola si studiava anche la composizione delle poesie con relative esercitazioni). Il povero ragazzo, che a quanto pare non era vocato per la poesia, aveva saputo scrivere solo due versi e poi si era bloccato. I suoi versi erano questi: “Passa un giorno, passa l’altro / mai non torna il prode Anselmo.” Da notare che il tema riguardava la partenza del crociato, invece quel giovane inizia già con il mancato ritorno.
Dice il Visconti Venosta che nel leggere quei due versi gli venne una tentazione cattiva e quindi ne aggiunse altri scherzosi. Scrisse che il prode Anselmo era partito per “conquidere l’avel” (per conquistare il Santo Sepolcro). Aveva con sé tutto quello che poteva essergli utile, la sua bella gli aveva dato perfino le “pezze per i pié” (quelle che oggi sarebbero le calze). E Anselmo con l’elmo in testa partì a cavallo (osserva l’autore che non c’erano i treni a vapore sulle linee ferrate, perché allora non si ferravano le strade, ma i viaggiatori!). Aveva, infatti, la cravatta in ferro battuto e il gilé in ottone. Egli viaggiava seduto, ma il cavallo andava a piedi. Dopo un lungo viaggio arrivò in Palestina e il Sultano, vistosi perduto, si preparò a fuggire dopo avere messo tutto nelle casse: “Pipe, sciabole, tappeti, mezze lune, jatagan, odalische, minareti,” A quel punto ad Anselmo accadde una disgrazia. Poiché aveva bisogno di bere riempì l’elmo d’acqua, ma non si accorse che nell’elmo c’era un forellino. Quindi l’acqua finì tutta a terra e il prode Anselmo morì di sete. Ecco perché passa un giorno passa l’altro mai non torna il prode Anselmo.
Questa poesia va bene per fare ridere i lettori, ma non per essere presentata a scuola, come fece quell’ignaro ragazzo. La lessero tutti i professori fra grandi risate, se la passarono di mano in mano e la fecero arrivare perfino all’Università insieme al nome dell’autore, che apparteneva ad una famiglia molto nota.
Alcuni anni dopo il Visconti Venosta, studente universitario, si presentò per sostenere un esame e il professore, quando sentì il suo nome, gli recitò quei versi famosi: “Passa un giorno, passa l’altro, mai non torna il prode Anselmo…
Io non so come sia andato al Visconti Venosta quell’esame, ma suppongo che lo abbia superato brillantemente, dal momento che i professori lo avevano apprezzato prima ancora di conoscerlo.
La sua poesia fino ad alcuni decenni addietro si trovava ancora nei libri di scuola e addirittura veniva stampata nelle copertine dei quaderni.
Passa un giorno, passa l`altro
Mai non torna il prode Anselmo,
Perché egli era molto scaltro
Andò in guerra e mise l`elmo…
Mise l`elmo sulla testa
Per non farsi troppo mal
E partì la lancia in resta
A cavallo d`un caval.
La sua bella che abbracciollo
Gli dié un bacio e disse: Va`!
E poneagli ad armacollo
La fiaschetta del mistrà.
Poi, donatogli un anello
Sacro pegno di sua fe`,
Gli metteva nel fardello
Fin le pezze per i piè.
Fu alle nove di mattina
Che l`Anselmo uscìa bel, bel,
Per andare in Palestina
A conquidere l`Avel.
Né per vie ferrate andava
Come in oggi col vapor,
A quei tempi si ferrava
Non la via ma il viaggiator.
La cravatta in fer battuto
E in ottone avea il gilé,
Ei viaggiava, è ver, seduto
Ma il cavallo andava a piè.
Da quel dì non fe` che andare,
Andar sempre, andare andar…
Quando a piè d`un casolare
Vide un lago, ed era il mar!
Sospettollo… e impensierito
Saviamente si fermò
Poi chinossi, e con un dito
A buon conto l`assaggiò.
Come fu sul bastimento,
Ben gli venne il mal di mar
Ma l`Anselmo in un momento
Mise fuori il desinar.
Pipe, sciabole, tappeti,
Mezze lune, jatagan,
Odalische, minareti,
Già imballati avea il Sultan.
Quando presso ai Salamini
Sete ria incominciò,
E l`Anselmo coi più fini
Prese l`elmo, e a bere andò.
Ma nell`elmo, il crederete?
C`era in fondo un forellin
E in tre dì morì di sete
Senza accorgersi il tapin.
Passa un giorno, passa l`altro,
Mai non torna il guerrier
Perch`egli era molto scaltro
Andò in guerra col cimier.
Col cimiero sulla testa,
Ma sul fondo non guardò
E così gli avvenne questa
Che mai più non ritornò.
La partenza del Crociato” di Giovanni Visconti-Venosta
Una storia divertente che ha raccontato nelle sue memorie Giovanni Visconti Venosta, giornalista e scrittore vissuto nella seconda metà dell’Ottocento.
Racconta, dunque, il Visconti Venosta che quando era studente di Liceo si presentò a casa sua una donna del popolo per chiedergli un favore. A suo figlio, che frequentava il ginnasio, era stato assegnato un compito in versi dal titolo: “La partenza del crociato” (E’ bene sapere che nel passato a scuola si studiava anche la composizione delle poesie con relative esercitazioni). Il povero ragazzo, che a quanto pare non era vocato per la poesia, aveva saputo scrivere solo due versi e poi si era bloccato. I suoi versi erano questi: “Passa un giorno, passa l’altro / mai non torna il prode Anselmo.” Da notare che il tema riguardava la partenza del crociato, invece quel giovane inizia già con il mancato ritorno.
Dice il Visconti Venosta che nel leggere quei due versi gli venne una tentazione cattiva e quindi ne aggiunse altri scherzosi. Scrisse che il prode Anselmo era partito per “conquidere l’avel” (per conquistare il Santo Sepolcro). Aveva con sé tutto quello che poteva essergli utile, la sua bella gli aveva dato perfino le “pezze per i pié” (quelle che oggi sarebbero le calze). E Anselmo con l’elmo in testa partì a cavallo (osserva l’autore che non c’erano i treni a vapore sulle linee ferrate, perché allora non si ferravano le strade, ma i viaggiatori!). Aveva, infatti, la cravatta in ferro battuto e il gilé in ottone. Egli viaggiava seduto, ma il cavallo andava a piedi. Dopo un lungo viaggio arrivò in Palestina e il Sultano, vistosi perduto, si preparò a fuggire dopo avere messo tutto nelle casse: “Pipe, sciabole, tappeti, mezze lune, jatagan, odalische, minareti,” A quel punto ad Anselmo accadde una disgrazia. Poiché aveva bisogno di bere riempì l’elmo d’acqua, ma non si accorse che nell’elmo c’era un forellino. Quindi l’acqua finì tutta a terra e il prode Anselmo morì di sete. Ecco perché passa un giorno passa l’altro mai non torna il prode Anselmo.
Questa poesia va bene per fare ridere i lettori, ma non per essere presentata a scuola, come fece quell’ignaro ragazzo. La lessero tutti i professori fra grandi risate, se la passarono di mano in mano e la fecero arrivare perfino all’Università insieme al nome dell’autore, che apparteneva ad una famiglia molto nota.
Alcuni anni dopo il Visconti Venosta, studente universitario, si presentò per sostenere un esame e il professore, quando sentì il suo nome, gli recitò quei versi famosi: “Passa un giorno, passa l’altro, mai non torna il prode Anselmo…
Io non so come sia andato al Visconti Venosta quell’esame, ma suppongo che lo abbia superato brillantemente, dal momento che i professori lo avevano apprezzato prima ancora di conoscerlo.
La sua poesia fino ad alcuni decenni addietro si trovava ancora nei libri di scuola e addirittura veniva stampata nelle copertine dei quaderni.
Passa un giorno, passa l`altro
Mai non torna il prode Anselmo,
Perché egli era molto scaltro
Andò in guerra e mise l`elmo…
Mise l`elmo sulla testa
Per non farsi troppo mal
E partì la lancia in resta
A cavallo d`un caval.
La sua bella che abbracciollo
Gli dié un bacio e disse: Va`!
E poneagli ad armacollo
La fiaschetta del mistrà.
Poi, donatogli un anello
Sacro pegno di sua fe`,
Gli metteva nel fardello
Fin le pezze per i piè.
Fu alle nove di mattina
Che l`Anselmo uscìa bel, bel,
Per andare in Palestina
A conquidere l`Avel.
Né per vie ferrate andava
Come in oggi col vapor,
A quei tempi si ferrava
Non la via ma il viaggiator.
La cravatta in fer battuto
E in ottone avea il gilé,
Ei viaggiava, è ver, seduto
Ma il cavallo andava a piè.
Da quel dì non fe` che andare,
Andar sempre, andare andar…
Quando a piè d`un casolare
Vide un lago, ed era il mar!
Sospettollo… e impensierito
Saviamente si fermò
Poi chinossi, e con un dito
A buon conto l`assaggiò.
Come fu sul bastimento,
Ben gli venne il mal di mar
Ma l`Anselmo in un momento
Mise fuori il desinar.
Pipe, sciabole, tappeti,
Mezze lune, jatagan,
Odalische, minareti,
Già imballati avea il Sultan.
Quando presso ai Salamini
Sete ria incominciò,
E l`Anselmo coi più fini
Prese l`elmo, e a bere andò.
Ma nell`elmo, il crederete?
C`era in fondo un forellin
E in tre dì morì di sete
Senza accorgersi il tapin.
Passa un giorno, passa l`altro,
Mai non torna il guerrier
Perch`egli era molto scaltro
Andò in guerra col cimier.
Col cimiero sulla testa,
Ma sul fondo non guardò
E così gli avvenne questa
Che mai più non ritornò.
sabato 10 aprile 2010
IL RIPOSO DEL GUERRIERO
E' sabato, non mi va di lavorare, gironzolo sul web e rifletto sulla potenza di questo strumento, ci si trova di tutto.
Ad un tratto penso ad una lunga poesia che una colta vicina di casa, la Signora Licia Perone, mi ha recitato un paio di volte da ragazzino undicenne e che mi era piaciuta tanto che ne avevo messo in memoria una buona parte ed ogni volta che la recitavo mi faceva venire la pelle d'oca.
Ma quello che non avevo mai messo in memoria era l'autore. Avrei voluto cercala ma non sapevo da dove cominciare, oggi ho riflettuto che potevo cominciare proprio da questo stupendo mezzo e al primo colpo eccola in tutta la sua interezza e l'autore non era nemmeno tanto sconosciuto, Giovanni Pascoli!.
L'ho riletta e ancora una volta la stessa identica emozione di allora. Sarò rinco ma ve la voglio proporre.
Breus
I
Viveva con sua madre in Cornovaglia:
un dì trasecolò nella boscaglia.
Nella boscaglia un dì, tra cerro e cerro
vide passare un uomo tutto ferro.
Morvàn pensò che fosse San Michele:
s'inginocchiò: "Signore San Michele,
non mi far male, per l'amor di Dio!".
"Né mal fo io, né San Michel son io.
No: San Michele non poss'io chiamarmi:
cavalier, si: son cavaliere d'armi".
"Un Cavaliere? Ma che cosa è mai
guardami o figlio e che cos'è saprai"
"Che è codesto lungo legno greve?"
"La lancia: ha sete, e dove giunge, beve".
"Che è codesta di cui tu sei cinto?".
"Spada, se hai vinto; croce se sei vinto".
"Di che vesti? La veste è pesa e dura".
"E' ferro. Figlio, questa è l'armatura".
"E tu nascesti già così coperto?".
Rise e rispose il cavalier:; "No, certo".
"E chi la pose, dunque, indosso a te?".
"Chi può". "Chi può?". "Ma, caro figlio, il re!".
II
Il fanciullo tornò dalla sua mamma,
e le saltò sulle ginocchia: "Mamma,
mammina (cinguettò), tu non lo sai!
ho visto quello che non vidi mai!
un uomo bello più del San Michele
ch'è in chiesa, tra il chiaror delle candele!".
"Non c'è uomo più bello , figlio mio,
più bello, no, d'un angelo di Dio".
"Ma sì, ce n'è, mammina, se permetti,
ce n'è mammina, cavalier son detti.
E io, mammina, voglio andar con loro,
e aver veste di ferro e sproni d'oro".
La madre a terra cadde come morta,
che già Morvan usciva dalla porta;
Morvan usciva e le volgea le spalle,
ed entrò difilato nelle stalle;
nelle stalle trovò sol un ronzino:
lo sciolse, vi montò sopra: in cammino.
Egli partì, ne salutò persona
eccolo fuori, ecco che batte e sprona:
eccolo già lontano dal castello,
dietro quell'uomo, ch'era così bello.
III
Dopo dieci anni, dieci tutti interi,
Breus, il cavalier de cavalieri,
sostò pensoso avanti a quel castello.
Era fradicio e rotto il ponticello.
Entrò pensoso nella corte antica:
c'era tant'erba, c'era tanta ortica.
Il rovo vi crescea come una siepe,
e la muraglia piena era di crepe.
L'edera aveva la muraglia invasa:
l'erba copria la soglia della casa.
E l'uscio era imporrito e tristo a mo'
di tomba. Egli picchiò, picchiò, picchiò..
Ecco alfine una donna, ecco una donna
antica e cieca, che gli aprì. "Voi, nonna,
mi potete albergar per questa notte?".
"Albergar vi si può per questa notte,
albergar vi si può di tutto cuore,
ma l'albergo non è forse il migliore.
Ché questa casa è tutta in abbandono
da che il figlio partì, dieci anni or sono".
Era discesa una donzella in tanto,
che appena lo guardò, ruppe in pianto.
IV
"Perché piangete, buona damigella?
perché piangete, cara damigella?".
"Io voglio dirvi, sire cavaliere,
io voglio dirvi, che mi fa dolere.
E' un mio fratello che dieci anni fa
(ora sarebbe della vostra età),
ci abbandonò per farsi cavaliere.
Io piango appena vedo un cavaliere.
Se vedo un cavalier presso il castello,
piango pensando al mio dolce fratello".
"Non avete la madre, o damigella?
non un altro fratello? una sorella?".
"Nessuno... almeno ch'io li veda in viso:
son, fratelli e sorelle, in paradiso.
La mia madre morì dal dispiacere
quand'e' partì per farsi cavaliere.
Ecco il suo letto presso il limitare,
ecco il suo seggio presso il focolare.
La sua crocetta porto sopra me.
pel mio povero cuore altro non c'è".
V
Mise un singhiozzo il cavalier d'un tratto.
Ella il pallido alzò viso disfatto.
La damigella alzò con meraviglia
gli occhi che aveano il pianto sulle ciglia.
"Iddio la mamma ancora a voi l'ha presa
c'ora piangete, che m'avete intesa?".
"Ancora a me la mamma prese Iddio;
ma chi gli disse: Prendila! fui io".
"Voi? Ma chi siete? Qual'è il vostro nome?".
"Morvan il nome, Breus il soprannome.
O sorellina, io son pien di gloria:
ogni giorno ho contata una vittoria:
ma se potevo indovinar quel giorno,
che non l'avrei veduta al mio ritorno,
o sorellina, non sarei partito!
o sorellina, non sarei fuggito!
Oh! per vederla qui sul limitare,
per rivederla presso il focolare,
per abbracciare qui con te pur lei
le mie vittorie tutte le darei:
sarei felice, pur ch'a lei vicino,
di strigliar tuttavia quel mio ronzino!".
(Giovanni Pascoli)
Ad un tratto penso ad una lunga poesia che una colta vicina di casa, la Signora Licia Perone, mi ha recitato un paio di volte da ragazzino undicenne e che mi era piaciuta tanto che ne avevo messo in memoria una buona parte ed ogni volta che la recitavo mi faceva venire la pelle d'oca.
Ma quello che non avevo mai messo in memoria era l'autore. Avrei voluto cercala ma non sapevo da dove cominciare, oggi ho riflettuto che potevo cominciare proprio da questo stupendo mezzo e al primo colpo eccola in tutta la sua interezza e l'autore non era nemmeno tanto sconosciuto, Giovanni Pascoli!.
L'ho riletta e ancora una volta la stessa identica emozione di allora. Sarò rinco ma ve la voglio proporre.
Breus
I
Viveva con sua madre in Cornovaglia:
un dì trasecolò nella boscaglia.
Nella boscaglia un dì, tra cerro e cerro
vide passare un uomo tutto ferro.
Morvàn pensò che fosse San Michele:
s'inginocchiò: "Signore San Michele,
non mi far male, per l'amor di Dio!".
"Né mal fo io, né San Michel son io.
No: San Michele non poss'io chiamarmi:
cavalier, si: son cavaliere d'armi".
"Un Cavaliere? Ma che cosa è mai
guardami o figlio e che cos'è saprai"
"Che è codesto lungo legno greve?"
"La lancia: ha sete, e dove giunge, beve".
"Che è codesta di cui tu sei cinto?".
"Spada, se hai vinto; croce se sei vinto".
"Di che vesti? La veste è pesa e dura".
"E' ferro. Figlio, questa è l'armatura".
"E tu nascesti già così coperto?".
Rise e rispose il cavalier:; "No, certo".
"E chi la pose, dunque, indosso a te?".
"Chi può". "Chi può?". "Ma, caro figlio, il re!".
II
Il fanciullo tornò dalla sua mamma,
e le saltò sulle ginocchia: "Mamma,
mammina (cinguettò), tu non lo sai!
ho visto quello che non vidi mai!
un uomo bello più del San Michele
ch'è in chiesa, tra il chiaror delle candele!".
"Non c'è uomo più bello , figlio mio,
più bello, no, d'un angelo di Dio".
"Ma sì, ce n'è, mammina, se permetti,
ce n'è mammina, cavalier son detti.
E io, mammina, voglio andar con loro,
e aver veste di ferro e sproni d'oro".
La madre a terra cadde come morta,
che già Morvan usciva dalla porta;
Morvan usciva e le volgea le spalle,
ed entrò difilato nelle stalle;
nelle stalle trovò sol un ronzino:
lo sciolse, vi montò sopra: in cammino.
Egli partì, ne salutò persona
eccolo fuori, ecco che batte e sprona:
eccolo già lontano dal castello,
dietro quell'uomo, ch'era così bello.
III
Dopo dieci anni, dieci tutti interi,
Breus, il cavalier de cavalieri,
sostò pensoso avanti a quel castello.
Era fradicio e rotto il ponticello.
Entrò pensoso nella corte antica:
c'era tant'erba, c'era tanta ortica.
Il rovo vi crescea come una siepe,
e la muraglia piena era di crepe.
L'edera aveva la muraglia invasa:
l'erba copria la soglia della casa.
E l'uscio era imporrito e tristo a mo'
di tomba. Egli picchiò, picchiò, picchiò..
Ecco alfine una donna, ecco una donna
antica e cieca, che gli aprì. "Voi, nonna,
mi potete albergar per questa notte?".
"Albergar vi si può per questa notte,
albergar vi si può di tutto cuore,
ma l'albergo non è forse il migliore.
Ché questa casa è tutta in abbandono
da che il figlio partì, dieci anni or sono".
Era discesa una donzella in tanto,
che appena lo guardò, ruppe in pianto.
IV
"Perché piangete, buona damigella?
perché piangete, cara damigella?".
"Io voglio dirvi, sire cavaliere,
io voglio dirvi, che mi fa dolere.
E' un mio fratello che dieci anni fa
(ora sarebbe della vostra età),
ci abbandonò per farsi cavaliere.
Io piango appena vedo un cavaliere.
Se vedo un cavalier presso il castello,
piango pensando al mio dolce fratello".
"Non avete la madre, o damigella?
non un altro fratello? una sorella?".
"Nessuno... almeno ch'io li veda in viso:
son, fratelli e sorelle, in paradiso.
La mia madre morì dal dispiacere
quand'e' partì per farsi cavaliere.
Ecco il suo letto presso il limitare,
ecco il suo seggio presso il focolare.
La sua crocetta porto sopra me.
pel mio povero cuore altro non c'è".
V
Mise un singhiozzo il cavalier d'un tratto.
Ella il pallido alzò viso disfatto.
La damigella alzò con meraviglia
gli occhi che aveano il pianto sulle ciglia.
"Iddio la mamma ancora a voi l'ha presa
c'ora piangete, che m'avete intesa?".
"Ancora a me la mamma prese Iddio;
ma chi gli disse: Prendila! fui io".
"Voi? Ma chi siete? Qual'è il vostro nome?".
"Morvan il nome, Breus il soprannome.
O sorellina, io son pien di gloria:
ogni giorno ho contata una vittoria:
ma se potevo indovinar quel giorno,
che non l'avrei veduta al mio ritorno,
o sorellina, non sarei partito!
o sorellina, non sarei fuggito!
Oh! per vederla qui sul limitare,
per rivederla presso il focolare,
per abbracciare qui con te pur lei
le mie vittorie tutte le darei:
sarei felice, pur ch'a lei vicino,
di strigliar tuttavia quel mio ronzino!".
(Giovanni Pascoli)
mercoledì 7 aprile 2010
CURIOSO NO?
SNEOCDO UNO SDTIUO IGLNESE NON IRMPTOA CMOE SNOO SCTRITE LE PRALOE, TTUTE LE LETETRE POSNOSO ESESRE AL PSTOO SBGALAITO...
L'IMPTORTANE E' SLOO CHE LA PRMIA E L'UMLTIA LETRTEA SAINO AL PTOSO GTSIUO... IL RTESO NON CTONA, IL CERLVELO E' COMQUNUE SREMPE IN GDRADO DI DECRAIFRE IL PZUZLE PCHERE NON LGEGE ONGI SILNGOA LTETREA MA LA PALROA NEL SUO INSMIEE... VSTIOO ???
NON MI DITE CHE NON SIETE RIUSCITI A LEGGERLO.
RILASSATEVI E LEGGETE DI NUOVO VEDRETE CHE E' FACILISSIMO.
L'IMPTORTANE E' SLOO CHE LA PRMIA E L'UMLTIA LETRTEA SAINO AL PTOSO GTSIUO... IL RTESO NON CTONA, IL CERLVELO E' COMQUNUE SREMPE IN GDRADO DI DECRAIFRE IL PZUZLE PCHERE NON LGEGE ONGI SILNGOA LTETREA MA LA PALROA NEL SUO INSMIEE... VSTIOO ???
NON MI DITE CHE NON SIETE RIUSCITI A LEGGERLO.
RILASSATEVI E LEGGETE DI NUOVO VEDRETE CHE E' FACILISSIMO.
martedì 6 aprile 2010
AGGREDITO DON FRANCO?
Ho sentito che questo pomeriggio qualcuno ha aggredito Don Franco in canonica al punto che hanno dovuto portarlo in ospedale con l'ambulanza.
Se fosse il primo aprile sarei portato a non crederci ma non è il primo aprile.
Voglio esprimere la mia solidarietà a Don Franco sperando che non sia stato nulla di grave.
Se qualcuno ne sa di più gradirei notizie.
Se fosse il primo aprile sarei portato a non crederci ma non è il primo aprile.
Voglio esprimere la mia solidarietà a Don Franco sperando che non sia stato nulla di grave.
Se qualcuno ne sa di più gradirei notizie.
sabato 27 marzo 2010
RAI PER UNA NOTTE - LA DEMOCRAZIA E' VERAMENTE IN PERICOLO?
Certo a sentire come il nostro Governo tratta le istituzioni e quale senso delle legalità abbia, a me qualche dubbio viene.
Io la tramissione l'ho vista tutta e siceramente qualche preoccupazione ce l'ho.
Anche le reazioni del Presidedente della nostra RAI, Masi, mi fanno riflettere.
Ma più di tutto mi fa riflettere l'assoluto silenzio dei media governativi.
Ma veramente Giovedi 25 non è successo niente che valga la pena di approfondire?
Eppure gli ascolti su internet sono stati altissimi.
VESPA naturalmente non condivide ma questo non ci stupisce.
Io la tramissione l'ho vista tutta e siceramente qualche preoccupazione ce l'ho.
Anche le reazioni del Presidedente della nostra RAI, Masi, mi fanno riflettere.
Ma più di tutto mi fa riflettere l'assoluto silenzio dei media governativi.
Ma veramente Giovedi 25 non è successo niente che valga la pena di approfondire?
Eppure gli ascolti su internet sono stati altissimi.
VESPA naturalmente non condivide ma questo non ci stupisce.
venerdì 26 marzo 2010
LE MIE CONSIDERAZIONI FINALI
1)Ho fatto il mio dovere di cittadino.
2)Ho espresso all'organo giudiziario le mie considerazioni come avevo promesso e preannunciato.
3)Non nutro alcuna speranza che il mio atto servirà a diminuire l'arbitrarietà negli uffici comunali.
4)Aspetterò i tempi delle procedure giudiziarie che non saranno certamente brevi.
5)Mi organizzerò per resistere all'attacco vendicativo di qualcuno che ha perso completamente la bussola e la serenità di giudizio.
6) Chiedo scusa al Dott. Antonino Mistretta (compagno delle delle classi elementari della maestra Greco) per avere fatto quella grande cazzata di non averlo votato e fatto votare.
7) Ringrazio, con grande commozione, tutti i miei colleghi che mi hanno così decisamente e incondizionatamente sostenuto.
8) Mi ripropongo da questo momento di usare le mie energie eslusivamente per risolvere i miei casi personali.
9)Evitate di lamentarvi in mia presenza di come vanno le cose in questo comune perchè potrei anche reagire in modo poco educato.
10) Spero che si secchi irreversibilmente il pistolino con relativi accessori di tutti quelli che offendono nascondendosi dietro l'anonimato (e se poi fossero colleghi spero che gli si cicatrizzi pure il buchetto del culo).
2)Ho espresso all'organo giudiziario le mie considerazioni come avevo promesso e preannunciato.
3)Non nutro alcuna speranza che il mio atto servirà a diminuire l'arbitrarietà negli uffici comunali.
4)Aspetterò i tempi delle procedure giudiziarie che non saranno certamente brevi.
5)Mi organizzerò per resistere all'attacco vendicativo di qualcuno che ha perso completamente la bussola e la serenità di giudizio.
6) Chiedo scusa al Dott. Antonino Mistretta (compagno delle delle classi elementari della maestra Greco) per avere fatto quella grande cazzata di non averlo votato e fatto votare.
7) Ringrazio, con grande commozione, tutti i miei colleghi che mi hanno così decisamente e incondizionatamente sostenuto.
8) Mi ripropongo da questo momento di usare le mie energie eslusivamente per risolvere i miei casi personali.
9)Evitate di lamentarvi in mia presenza di come vanno le cose in questo comune perchè potrei anche reagire in modo poco educato.
10) Spero che si secchi irreversibilmente il pistolino con relativi accessori di tutti quelli che offendono nascondendosi dietro l'anonimato (e se poi fossero colleghi spero che gli si cicatrizzi pure il buchetto del culo).
lunedì 22 marzo 2010
IL SANGUE RIBOLLE.
Leggo il Segestano del marzo 2010 e il sangue mi ribolle perchè mai come in questa intervista emerge la malizia dolosa di un Sindaco che non solo non opera bene ma che vuole vendere per buona una cosa che non lo è giocando e barando sui numeri:
In questa intervista il Sindaco afferma che sono state rilasciate 140 concessioni tralasciando di precisare che 50 sono D.I.A. (pratiche eseguite sotto la esclusiva responsabilità del progettista), 50 sono Sanatorie (che fanno storia a parte perchè incidono pochissimo nell'economia cittadina) e solo 50 sono concessioni edilizie che hanno richiesto quindi un processo di istruttoria. Se si vuole poi sottilizzare almeno 25 di queste si riferiscono ad opere di completamento di edifici a cui era scaduto il titolo e dovevano rinnovarlo e che non avevavo bisogno di grosse perdite di tempo per istruttorie. Rimangono quindi una ventina di concessioni per nuove costruzioni che rappresentano veramente la linfa della nostra economia.
Fino a quì la malizia.
Si intravede la dolosità invece quando continua a fare il paragone dei risultati con l'anno 2007 e con il periodo precedente alla sua amministrazione (quello dei commissari che hanno bloccato tutto) e non con il periodo precedente al commissariamento che è l'unico valido termine di paragone.
Questo è lo stralcio dell'articolo a cui mi riferisco:
............. La Commissione edilizia ha ripreso la sua attività. Nel 2009 ha rilasciato 140 concessioni e 170 autorizzazioni. Chi li definisce di scarsa consistenza afferma grandi sciocchezze! Molta gente parla perché vuol parlare, perché ha la bocca, tira il fiato ed escono parole, ma bisognerebbe riflettere prima di parlare! Non dico che le nostre sono cifre grandissime, ma confrontandole con i dati degli anni precedenti, che ho reso pubblici si evince un aumento molto sensibile (nel 2007 le concessioni erano 63 e le autorizzazioni 84).
Caro Sindaco mi pare che chi parla perché ha la bocca non sono certo io, quando tiro il fiato respiro ma quando parlo prima rifletto sulla concretezza di quanto affermo. Dovrei invece riflettere di più sulla convenienza personale e sul pericolo che corro in un ambiente come questo ma non ci posso fare niente, il sangue ribolle.
In questa intervista il Sindaco afferma che sono state rilasciate 140 concessioni tralasciando di precisare che 50 sono D.I.A. (pratiche eseguite sotto la esclusiva responsabilità del progettista), 50 sono Sanatorie (che fanno storia a parte perchè incidono pochissimo nell'economia cittadina) e solo 50 sono concessioni edilizie che hanno richiesto quindi un processo di istruttoria. Se si vuole poi sottilizzare almeno 25 di queste si riferiscono ad opere di completamento di edifici a cui era scaduto il titolo e dovevano rinnovarlo e che non avevavo bisogno di grosse perdite di tempo per istruttorie. Rimangono quindi una ventina di concessioni per nuove costruzioni che rappresentano veramente la linfa della nostra economia.
Fino a quì la malizia.
Si intravede la dolosità invece quando continua a fare il paragone dei risultati con l'anno 2007 e con il periodo precedente alla sua amministrazione (quello dei commissari che hanno bloccato tutto) e non con il periodo precedente al commissariamento che è l'unico valido termine di paragone.
Questo è lo stralcio dell'articolo a cui mi riferisco:
............. La Commissione edilizia ha ripreso la sua attività. Nel 2009 ha rilasciato 140 concessioni e 170 autorizzazioni. Chi li definisce di scarsa consistenza afferma grandi sciocchezze! Molta gente parla perché vuol parlare, perché ha la bocca, tira il fiato ed escono parole, ma bisognerebbe riflettere prima di parlare! Non dico che le nostre sono cifre grandissime, ma confrontandole con i dati degli anni precedenti, che ho reso pubblici si evince un aumento molto sensibile (nel 2007 le concessioni erano 63 e le autorizzazioni 84).
Caro Sindaco mi pare che chi parla perché ha la bocca non sono certo io, quando tiro il fiato respiro ma quando parlo prima rifletto sulla concretezza di quanto affermo. Dovrei invece riflettere di più sulla convenienza personale e sul pericolo che corro in un ambiente come questo ma non ci posso fare niente, il sangue ribolle.
venerdì 19 marzo 2010
MA NON C`E`SOLO IL SINDACO CHE FA FINTA DI NON CAPIRE
Non avrei mai creduto che a Castellammare ci fossero tanti pusillanimi, che continuano a lamentarsi per un milione di cose ma quando c`è da difendere i propri diritti mettendoci la faccia temono per il loro c..o e hanno immediatamente qualcosa di urgente da fare.
No poverini, state tranquilli, siete in buona compagnia, l`italiano e`cosi`, si nasconde quando c`e`da combattere ma al momento della foto con il trofeo e sempre in prima fila.
Comodo stare alla finestra, se finisce bene mi godo i risultati e se invece finisce male non ci ho perso niente ... eh?
Pensate al vostro orticello, e`piu`sicuro.
Saluti da Amsterdam.
Ma torno! Se non cade l`aereo torno.
No poverini, state tranquilli, siete in buona compagnia, l`italiano e`cosi`, si nasconde quando c`e`da combattere ma al momento della foto con il trofeo e sempre in prima fila.
Comodo stare alla finestra, se finisce bene mi godo i risultati e se invece finisce male non ci ho perso niente ... eh?
Pensate al vostro orticello, e`piu`sicuro.
Saluti da Amsterdam.
Ma torno! Se non cade l`aereo torno.
giovedì 18 marzo 2010
LA RISPOSTA DEL SINDACO che fa finta di non capire
Non mi pare che il sindaco con la risposta che mi ha dato abbia centrato il problema. Le solite lagne senza contenuto e poi si permette di scrivere sul Segestano che chi si lamenta lo fa per dare fiato alla bocca. Anche lui non scherza.
Dice di non essere arrogante ma poi fa il gradasso dichiarando che una denuncia in piu`o in meno non lo impressiona invece di tentare un accomodamento.
Riporto la risposta del Sindaco e successivamente il mio commento.
.......................
Prendo atto della denuncia dell’ing. Martino Di Benedetto; se questa serve per risolvere i problemi di Castellammare, ben venga. L’amministrazione non è un pachiderma addormentato, né un insieme di persone arroganti. L’amministrazione è fatta da persone che si sono trovate, e sono ancora, di fronte a problemi enormi, soprattutto in fatto di urbanistica e di bilancio. Lo sforzo fatto e la mole di lavoro profusa, solo parzialmente descritti nella relazione del sindaco, hanno sicuramente migliorato l’andamento dell’attività dei vari uffici, ma non hanno certamente posto rimedio a tutte le carenze. L’ufficio dell’urbanistica è stato trovato, da questa amministrazione, in grave confusione, come tutti sanno. Il tutto è stato poi complicato da un PRG per il quale, nel decreto di approvazione (anno 2004), l’Ass.to Reg.le al Territorio prevedeva delle prescrizioni che sono state per la quasi totalità disattese. L’arretrato di pratiche riscontrato è enorme, e non arriva solo al 2006, ma investe anni ben precedenti. Colpevolizzare per tutto questo l’attuale amministrazione, come se fosse rimasta inerte, è ingiusto ed ingeneroso. Nessuno si aspetta elogi, ma l’attività svolta andrebbe quanto meno riconosciuta.
Una nota personale: io non sono risentito con nessuno. Certamente in alcuni casi non sono stato tenero nei miei interventi, soprattutto quando ritengo ingiustificate determinate critiche, ma non porto rancore nei confronti di nessuno. E non perché mi senta buono, ma perché ritengo che portare rancore costi troppa fatica, meglio affaticarsi nel costruire qualcosa di positivo.
Con vera cordialità,
Marzio Bresciani.
..........................
Da Amsterdam con stupore.
Non mi pare che lei abbia ben compreso il contenuto delle mie rivendicazioni.
Io parlo di mancanza di metodo, dell`arroganza della sua dirigente, del dispregio delle leggi, di scomparsa di pratiche, di mancanza di sensibilita` e lei mi fa il sermone.
Certo, io ritengo, con il mio sacrificio, di contribuire a cambiare qualcosa nella sua amministrazione. Da un anno e mezzo cerco un qualche risultato, un segno di buona volonta` che denotasse interesse verso un settore vitale per lèconomia del paese. Lei ha dimostrato di non capirne il peso.
Avrei apprezzato un minimo di scuse per la perdita da parte del suo ufficio di ben cinque pratiche contenenti documenti importantissimi.
Vedo che vuole arrivare alla sfida finale, ne prendo atto.
Ing. Martino Di Benedetto
Dice di non essere arrogante ma poi fa il gradasso dichiarando che una denuncia in piu`o in meno non lo impressiona invece di tentare un accomodamento.
Riporto la risposta del Sindaco e successivamente il mio commento.
.......................
Prendo atto della denuncia dell’ing. Martino Di Benedetto; se questa serve per risolvere i problemi di Castellammare, ben venga. L’amministrazione non è un pachiderma addormentato, né un insieme di persone arroganti. L’amministrazione è fatta da persone che si sono trovate, e sono ancora, di fronte a problemi enormi, soprattutto in fatto di urbanistica e di bilancio. Lo sforzo fatto e la mole di lavoro profusa, solo parzialmente descritti nella relazione del sindaco, hanno sicuramente migliorato l’andamento dell’attività dei vari uffici, ma non hanno certamente posto rimedio a tutte le carenze. L’ufficio dell’urbanistica è stato trovato, da questa amministrazione, in grave confusione, come tutti sanno. Il tutto è stato poi complicato da un PRG per il quale, nel decreto di approvazione (anno 2004), l’Ass.to Reg.le al Territorio prevedeva delle prescrizioni che sono state per la quasi totalità disattese. L’arretrato di pratiche riscontrato è enorme, e non arriva solo al 2006, ma investe anni ben precedenti. Colpevolizzare per tutto questo l’attuale amministrazione, come se fosse rimasta inerte, è ingiusto ed ingeneroso. Nessuno si aspetta elogi, ma l’attività svolta andrebbe quanto meno riconosciuta.
Una nota personale: io non sono risentito con nessuno. Certamente in alcuni casi non sono stato tenero nei miei interventi, soprattutto quando ritengo ingiustificate determinate critiche, ma non porto rancore nei confronti di nessuno. E non perché mi senta buono, ma perché ritengo che portare rancore costi troppa fatica, meglio affaticarsi nel costruire qualcosa di positivo.
Con vera cordialità,
Marzio Bresciani.
..........................
Da Amsterdam con stupore.
Non mi pare che lei abbia ben compreso il contenuto delle mie rivendicazioni.
Io parlo di mancanza di metodo, dell`arroganza della sua dirigente, del dispregio delle leggi, di scomparsa di pratiche, di mancanza di sensibilita` e lei mi fa il sermone.
Certo, io ritengo, con il mio sacrificio, di contribuire a cambiare qualcosa nella sua amministrazione. Da un anno e mezzo cerco un qualche risultato, un segno di buona volonta` che denotasse interesse verso un settore vitale per lèconomia del paese. Lei ha dimostrato di non capirne il peso.
Avrei apprezzato un minimo di scuse per la perdita da parte del suo ufficio di ben cinque pratiche contenenti documenti importantissimi.
Vedo che vuole arrivare alla sfida finale, ne prendo atto.
Ing. Martino Di Benedetto
martedì 16 marzo 2010
NON VOLEVO ARRIVARE ALLA DENUNCIA, MA SONO STATO COSTRETTO
Pubblico questo post per spiegare le motivazioni del mio gesto e precisare che non ha nessuna valenza politica o di sterile polemica.
Si tratta della difesa della dignità professionale e di cittadino del sottoscritto che ritiene che siano stati lungamente negati i suoi diritti.
Come più volte dichiarato sul mio Blog e su quello del Sindaco ritengo di essere stato oggetto di vessazioni e soprusi da parte del Sindaco e della dirigenza dell’ufficio tecnico, il primo per non aver verificato quanto da me più volte denunciato, la seconda per aver direttamente operato nei miei confronti in modo illegale.
Affinché non si dica che ho agito in modo frettoloso e maligno ho proceduto a notificare il mio intendimento al Sindaco prima mediante e-mail (sabato 13 marzo), e successivamente il lunedì 14 mediante regolare nota scritta e protocollata nella quale si precisavano i motivi (comunque già noti) della mia denuncia.
Riporto la nota che ho presentato:
-------------------------------------------------------------------------------------
Al Signor Sindaco del comune di Castellammare del Golfo
Oggetto: Preavviso di denuncia.
Egregio signor Sindaco, ora basta.
Anche se ho minacciato diverse volte di presentare denuncia nei suoi confronti e del dirigente U.T. in cuor mio sapevo che era un modo per scuotere il pachiderma dormiente e condurlo al ragionamento, ma ora avete passato qualunque limite di decenza, di arroganza e prevaricazione.
Io non voglio essere prevaricato.
Lei, da un anno, è stato messo da me a conoscenza non di tutte ma di molte illegalità che avvengono nella sezione urbanistica e non si è mai degnato di verificare la validità delle mie segnalazioni.
Io non sono in grado di dire se questi disservizi siano un trattamento speciale per il sottoscritto e se avvengono per suo ordine (per rispondere in modo abbietto alle mie fastidiose richieste di legalità e trasparenza) o per disposizioni più o meno tacite di qualche dirigente infastidito o perché la confusione nell’ufficio in oggetto e la mancanza di direttive sensate portano ad una specie di babele e di paralisi facendo dimenticare legalità ed umanità.
Da mesi protesto per le mie pratiche bloccate e per i miei diritti negati minacciando denunce e nessuno mi crede, ma ora, se non altro per non perdere la faccia, sono costretto a procedere sia contro di lei che della sua dirigente.
Questo è il mio programma:
- Oggi 13 marzo 2010 le spedisco questo mio sfogo per via telematica nel suo blog per vedere se ha il coraggio di pubblicare pure questa;
- Lunedi 14 marzo consegnerò al protocollo questa nota in modo ufficiale;
- Martedì 15 pubblicherò questo documento sul mio blog spiegando a chi vuol capire che la mia azione non è politica né polemica ma solo di difesa della mia dignità offesa;
- Nei giorni successivi sarò all’estero ma ritornerò e mercoledì 24 mi recherò presso la stazione dei carabinieri per sporgere la mia denuncia e consegnare il dossier con le notizie e le circostanze che sono alla base della mia rivendicazione.
Lo so, sarà forse più traumatico per me che per voi che dell’arroganza avete fatto mestiere, ma devo farlo anche a costo di dover chiudere lo studio. Io voglio sentirmi cittadino e non suddito.
Solo per sua comodità le riassumo molto sinteticamente le situazioni oggetto della denuncia che presenterò alle autorità competenti. Queste cose sono da tempo a sua conoscenza per avergliele scritte io in varie occasioni.
1) Aperta e ripetuta violazione dell’art. 2 della LR n. 17/94 di cui il sottoscritto ha chiesto espressamente e ripetutamente l’applicazione riportandola sulla richiesta in bollo delle varie pratiche;
2) mancanza di qualsiasi riscontro di qualunque tipo a tutte le pratiche presentate dal mio studio di cui farò dettagliato elenco;
3) Nessuna risposta alle mie ripetute richieste di notizie sulla pratica di rilascio di abitabilità presentata il 23/06/06 prot. N. 20404 intestata a xxxxxxxx;
4) Nessun riscontro alla pratica di variante ai sensi dell’art. 15 della L. 47/85, presentata in data 30/05/07 prot. 15198 intestata a xxxxxxxxx;
5) Nessun riscontro alla richiesta di abitabilità presentata il 29/05/08 prot. N. 19410 del 4/6/08 intestata a xxxxxxxxxxxxxxx;
6) Nessun riscontro alla pratica di variante ai sensi dell’art. 15 della L. 47/85, presentata in data 1/12/08 prot. 39625 del 4/12/08 intestata a xxxxxxxxxx;
7) Nessun riscontro alla richiesta di abitabilità presentata il 9/12/09 di cui non conosco il numero di protocollo in quanto l’impiegato addetto al protocollo giustamente si infastidisce alle continue richieste in quanto tale numero dovrebbe essere fornito dall’ufficio competente al richiedente presso il suo domicilio assieme al nominativo del responsabile del procedimento come prescritto dalla legge;
8) Nessun riscontro nonostante ripetuti solleciti relativi alla pratica edilizia presentata in data 11/10/07 intestata a xxxxxxxxxx di cui so ufficiosamente che è stata esaminata in C.C.E. a dicembre 2009 ma senza che mi si metta in condizione di conoscere il parere e mettere in atto le conseguenti procedure;
9) Nessuna notizia di qualsiasi tipo in risposta alla richiesta di concessione edilizia presentata in data 15/10/09 a nome di xxxxxxxxxxxxxxxxxxxx.
10) Ancora nessun esito per una pratica di completamento presentata in data 22/10/2007 che forse dovrebbe essere in dirittura di arrivo in questi giorni e di cui preferisco momentaneamente non precisare il richiedente;
Mi riservo di elencare alle autorità altre pratiche già concluse ma che hanno richiesto tempi assurdi per la loro conclusione.
OGGI, OLTRE A CONTINUARE IL MUTISMO SULLE PRATICHE PRESENTATE, MI SI DICE CON CANDIDA TRANQUILLITA’ CHE LE PRATICHE N. 3, N. 5, N. 6 E N. 7 NON SI TROVANO E TUTTI I DOCUMENTI ORIGINALI (collaudo, certificato di conformità strutturale, perizie, certificati sugli impianti ecc) IN ESSA CONTENUTI SONO STATI PERSI. MA STATE SCHERZANDO???? E NON SI RITIENE NEMMENO DI DOVER CHIEDERE SCUSA?? CHI HA AVUTO HA AVUTO E CHI HA DATO HA DATO??)
Ho aspettato con pazienza il trascorrere delle varie vicende, dai commissari alle elezioni, dalle abusive chiusure dell’ufficio per riorganizzazione alle ridicole riaperture senza che sia cambiato nulla, ma dopo un anno dal suo insediamento non ha più senso aspettare, io ho il dovere civile di presentare regolare denuncia perché non voglio essere vostro complice, costi quello che deve costare.
Senza alcuna cordialità
Ing. Martino Di Benedetto
______________________________________________________________________________
Vedremo come si concluderà questa storia.
Si tratta della difesa della dignità professionale e di cittadino del sottoscritto che ritiene che siano stati lungamente negati i suoi diritti.
Come più volte dichiarato sul mio Blog e su quello del Sindaco ritengo di essere stato oggetto di vessazioni e soprusi da parte del Sindaco e della dirigenza dell’ufficio tecnico, il primo per non aver verificato quanto da me più volte denunciato, la seconda per aver direttamente operato nei miei confronti in modo illegale.
Affinché non si dica che ho agito in modo frettoloso e maligno ho proceduto a notificare il mio intendimento al Sindaco prima mediante e-mail (sabato 13 marzo), e successivamente il lunedì 14 mediante regolare nota scritta e protocollata nella quale si precisavano i motivi (comunque già noti) della mia denuncia.
Riporto la nota che ho presentato:
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Al Signor Sindaco del comune di Castellammare del Golfo
Oggetto: Preavviso di denuncia.
Egregio signor Sindaco, ora basta.
Anche se ho minacciato diverse volte di presentare denuncia nei suoi confronti e del dirigente U.T. in cuor mio sapevo che era un modo per scuotere il pachiderma dormiente e condurlo al ragionamento, ma ora avete passato qualunque limite di decenza, di arroganza e prevaricazione.
Io non voglio essere prevaricato.
Lei, da un anno, è stato messo da me a conoscenza non di tutte ma di molte illegalità che avvengono nella sezione urbanistica e non si è mai degnato di verificare la validità delle mie segnalazioni.
Io non sono in grado di dire se questi disservizi siano un trattamento speciale per il sottoscritto e se avvengono per suo ordine (per rispondere in modo abbietto alle mie fastidiose richieste di legalità e trasparenza) o per disposizioni più o meno tacite di qualche dirigente infastidito o perché la confusione nell’ufficio in oggetto e la mancanza di direttive sensate portano ad una specie di babele e di paralisi facendo dimenticare legalità ed umanità.
Da mesi protesto per le mie pratiche bloccate e per i miei diritti negati minacciando denunce e nessuno mi crede, ma ora, se non altro per non perdere la faccia, sono costretto a procedere sia contro di lei che della sua dirigente.
Questo è il mio programma:
- Oggi 13 marzo 2010 le spedisco questo mio sfogo per via telematica nel suo blog per vedere se ha il coraggio di pubblicare pure questa;
- Lunedi 14 marzo consegnerò al protocollo questa nota in modo ufficiale;
- Martedì 15 pubblicherò questo documento sul mio blog spiegando a chi vuol capire che la mia azione non è politica né polemica ma solo di difesa della mia dignità offesa;
- Nei giorni successivi sarò all’estero ma ritornerò e mercoledì 24 mi recherò presso la stazione dei carabinieri per sporgere la mia denuncia e consegnare il dossier con le notizie e le circostanze che sono alla base della mia rivendicazione.
Lo so, sarà forse più traumatico per me che per voi che dell’arroganza avete fatto mestiere, ma devo farlo anche a costo di dover chiudere lo studio. Io voglio sentirmi cittadino e non suddito.
Solo per sua comodità le riassumo molto sinteticamente le situazioni oggetto della denuncia che presenterò alle autorità competenti. Queste cose sono da tempo a sua conoscenza per avergliele scritte io in varie occasioni.
1) Aperta e ripetuta violazione dell’art. 2 della LR n. 17/94 di cui il sottoscritto ha chiesto espressamente e ripetutamente l’applicazione riportandola sulla richiesta in bollo delle varie pratiche;
2) mancanza di qualsiasi riscontro di qualunque tipo a tutte le pratiche presentate dal mio studio di cui farò dettagliato elenco;
3) Nessuna risposta alle mie ripetute richieste di notizie sulla pratica di rilascio di abitabilità presentata il 23/06/06 prot. N. 20404 intestata a xxxxxxxx;
4) Nessun riscontro alla pratica di variante ai sensi dell’art. 15 della L. 47/85, presentata in data 30/05/07 prot. 15198 intestata a xxxxxxxxx;
5) Nessun riscontro alla richiesta di abitabilità presentata il 29/05/08 prot. N. 19410 del 4/6/08 intestata a xxxxxxxxxxxxxxx;
6) Nessun riscontro alla pratica di variante ai sensi dell’art. 15 della L. 47/85, presentata in data 1/12/08 prot. 39625 del 4/12/08 intestata a xxxxxxxxxx;
7) Nessun riscontro alla richiesta di abitabilità presentata il 9/12/09 di cui non conosco il numero di protocollo in quanto l’impiegato addetto al protocollo giustamente si infastidisce alle continue richieste in quanto tale numero dovrebbe essere fornito dall’ufficio competente al richiedente presso il suo domicilio assieme al nominativo del responsabile del procedimento come prescritto dalla legge;
8) Nessun riscontro nonostante ripetuti solleciti relativi alla pratica edilizia presentata in data 11/10/07 intestata a xxxxxxxxxx di cui so ufficiosamente che è stata esaminata in C.C.E. a dicembre 2009 ma senza che mi si metta in condizione di conoscere il parere e mettere in atto le conseguenti procedure;
9) Nessuna notizia di qualsiasi tipo in risposta alla richiesta di concessione edilizia presentata in data 15/10/09 a nome di xxxxxxxxxxxxxxxxxxxx.
10) Ancora nessun esito per una pratica di completamento presentata in data 22/10/2007 che forse dovrebbe essere in dirittura di arrivo in questi giorni e di cui preferisco momentaneamente non precisare il richiedente;
Mi riservo di elencare alle autorità altre pratiche già concluse ma che hanno richiesto tempi assurdi per la loro conclusione.
OGGI, OLTRE A CONTINUARE IL MUTISMO SULLE PRATICHE PRESENTATE, MI SI DICE CON CANDIDA TRANQUILLITA’ CHE LE PRATICHE N. 3, N. 5, N. 6 E N. 7 NON SI TROVANO E TUTTI I DOCUMENTI ORIGINALI (collaudo, certificato di conformità strutturale, perizie, certificati sugli impianti ecc) IN ESSA CONTENUTI SONO STATI PERSI. MA STATE SCHERZANDO???? E NON SI RITIENE NEMMENO DI DOVER CHIEDERE SCUSA?? CHI HA AVUTO HA AVUTO E CHI HA DATO HA DATO??)
Ho aspettato con pazienza il trascorrere delle varie vicende, dai commissari alle elezioni, dalle abusive chiusure dell’ufficio per riorganizzazione alle ridicole riaperture senza che sia cambiato nulla, ma dopo un anno dal suo insediamento non ha più senso aspettare, io ho il dovere civile di presentare regolare denuncia perché non voglio essere vostro complice, costi quello che deve costare.
Senza alcuna cordialità
Ing. Martino Di Benedetto
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Vedremo come si concluderà questa storia.
giovedì 11 marzo 2010
PARTORITO CON GRANDE SOFFERENZA IL PIANO CASA.
Finalmente anche la Sicilia ha il suo Piano Casa ma non credo che questo sconvolgerà nessuno.
Ne potranno approfittare in pochi.
- intanto il comune ha 40 giorni di tempo per indicare le aree dove vuole che la legge non si applichi;
- la soprintendenza non permetterà in ogni caso che i centri storici e le aree vincolate vengano deturpati dalle soprelevazioni ed ampliamenti;
- i fabbricati che hanno ottenuto la concessione in sanatoria sono esclusi;
- chi non è in regola con tasse di qualunque tipo sulla casa viene esluso dal beneficio;
- le residenze devono essere monofamiliari o bifamiliari;
- gli edifici non devono essere di volume superiore a 1000 metri cubi;
- fra le attività produttive possono approfittare solo le quelle di tipo industriale che ricadono nelle zone D.
Si deve considerare in oltre la difficoltà di fare verificare i calcoli statici con la nuova normativa sismica in caso di soprelevazione di fabbricato esistente che risulterà in ogni caso complicata e costosa.
Chi teme che ci saranno saccheggi può stare tranquillo, sono convinto che non esistano o siano pochissime le case monofamiliari o bifamiliare che non abbiano qualcosa di abusivo e che quindi possano usufruire della legge.
Per i dettagli: www.studiodibenedetto.net
Ne potranno approfittare in pochi.
- intanto il comune ha 40 giorni di tempo per indicare le aree dove vuole che la legge non si applichi;
- la soprintendenza non permetterà in ogni caso che i centri storici e le aree vincolate vengano deturpati dalle soprelevazioni ed ampliamenti;
- i fabbricati che hanno ottenuto la concessione in sanatoria sono esclusi;
- chi non è in regola con tasse di qualunque tipo sulla casa viene esluso dal beneficio;
- le residenze devono essere monofamiliari o bifamiliari;
- gli edifici non devono essere di volume superiore a 1000 metri cubi;
- fra le attività produttive possono approfittare solo le quelle di tipo industriale che ricadono nelle zone D.
Si deve considerare in oltre la difficoltà di fare verificare i calcoli statici con la nuova normativa sismica in caso di soprelevazione di fabbricato esistente che risulterà in ogni caso complicata e costosa.
Chi teme che ci saranno saccheggi può stare tranquillo, sono convinto che non esistano o siano pochissime le case monofamiliari o bifamiliare che non abbiano qualcosa di abusivo e che quindi possano usufruire della legge.
Per i dettagli: www.studiodibenedetto.net
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